Genova, G8: oggi le sentenze sui 29 poliziotti, la richiesta è di 109 anni di reclusione complessivi

da https://www.flickr.com/photos/mimmo_perugia-assisi/2690868892/, common creativeOggi nell'aula bunker del Palazzo di Giustizia di Genova inizia l'udienza finale del processo contro i 29 agenti e dirigenti della polizia di Stato che il 21 luglio del 2001 fecero irruzione nella scuola elementare Diaz durante il G8. Chiesti dal pm 109 anni di carcere complessivi, ventotto condanne e una assoluzione nei confronti degli imputati.

L'ultimo elemento del processo è l'acquisizione delle immagini inedite contenute nel documentario (che deve ancora uscire) della BBC, come ricordavamo ieri, che documenta l'introduzione delle molotov da parte di un poliziotto nella scuola. Ed è proprio per chi ha ordinato di portare le false prove, Pietro Troiani, vicequestore di Roma, che è stata chiesta la pena più alta, 5 anni di reclusione.

Per gli alti dirigenti della polizia Francesco Gratteri dell'Antiterrorismo (quando si dice gli scherzi del destino..) e Francesco Luperi (Servizi segreti) i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi per falso ideologico, calunnia e arresto illegale. Stessi anni per Vincenzo Canterini (comandante del I Reparto Mobile di Roma) e Spartaco Mortola (Digos di Genova).

Oltre al video della BBC di prossima uscita il film inchiesta curato da Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio e Mario Portanova sui giorni del G8 di Genova e sulle sue conseguenze ancora oggi nella gestione dell’ordine pubblico. Qui in anteprima su Repubblica Tv Fausto Bertinotti racconta un piccolo aneddoto su una telefonata quella notte tra lui e De Gennaro, il grande capo.

Una telefonata che fa intuire il livello di omertà presente nei più alti ranghi della polizia, basti pensare che dopo sette anni non si conoscono i veri mandanti. Oggi è una giornata importante per capire se è possibile intravedere una luce dopo il buio e la paura di quella notte nella scuola, definita una 'macelleria messicana' secondo la definizione che fece il giro del mondo dell' ispettore Fournier che vi entrò dopo la violenta irruzione dei celerini

Oltre novanta giovani furono selvaggiamente pestati, sessantatrè di loro finirono all'ospedale (tre di questi con prognosi riservata), venti subirono fratture alle mani, alle costole, alla mandibola, al setto nasale, al cranio. Molti furono portati al carcere di Bolzaneto, dove ricevettero vere e proprie torture e ulteriori umiliazioni, fisiche e verbali. Le parole di un medico, Graziella Arzaroli, sono lì a ricordarcelo:

"Finita la mattanza e ritiratasi la polizia entrammo a vedere. C'era silenzio, un silenzio agghiacciante. E sangue, pozzanghere di sangue. Ad ogni piano c'era del sangue sui muri. Una carneficina.»

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