Fisco, il caso della norma "salva-Silvio". Renzi: "L'ho fatta inserire io". Grillo attacca

Il premier Matteo Renzi ammette le responsabilità del governo

Matteo Renzi in vacanza con volo di Stato

5 gennaio 2015 - Il Fatto Quotidiano riporta l'ammissione del premier Renzi riguardo la cosiddetta norma salva-Berlusconi approvata e poi saltata nel Cdm del 24 dicembre:

La norma l’ho fatta inserire io, ma avevo ricevuto rassicurazioni tecniche da avvocati e magistrati

Ieri si era scatenata la "caccia" al responsabile, con un rimpallo di responsabilità tra Palazzo Chigi e il Mef. Era però chiaro che la norma era stata inserita nell'ultimo passaggio, e cioè a Palazzo Chigi. Si pensava a una norma inserita di soppiatto, sperando che nessuno sarebbe andato a indagare. Invece si sarebbe trattato di una scelta ponderata, anche se le conseguenze su Berlusconi non erano previste.

L'idea era quella di approvare un provvedimento che allentava la presa sulle evasioni di minor rilievo, aiutando a concentrarsi sui grandi evasori. Nessuno, nella fretta di concludere il Cdm prenatalizio, ha però pensato che la norma avrebbe rappresentato il salvacondotto per l'ex Cavaliere.

E dal suo blog, Beppe Grillo attacca e punta il dito su Antonella Manzione, fedelissima del premier e a capo del Dipartimento Affari Giuridici di Palazzo Chigi, già capo dei vigili di Firenze quando il Renzi era sindaco.

13.40 - Il commento di Matteo Renzi non si è fatto attendere. Ai microfoni del TG5 il premier ha precisato:

Tutte le volte che si parla di fisco è naturale intrecciarsi con uno dei tanti processi a Berlusconi. Noi non facciamo norme né ad né contra personam. Se si pensa che poi ci sia chissà quale scambio, non c'è problema: rimandiamo tutto a dopo le votazioni per il Quirinale e la fine dei servizi sociali di Berlusconi a Cesano Boscone. I professionisti del retropensiero avranno modo di ricredersi.

13.00 - Le polemiche sembrano aver sortito l’effetto sperato, la norma già definita salva-Berlusconi tornerà al vaglio del Consiglio dei Ministri insieme all’intero testo approvato lo scorso 24 dicembre. Lo ha confermato poco fa, via Facebook, il sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone.

Con un lungo post Faraone ha precisato che

Il nostro Governo non fa norme ad personam, non fa norme contra personam. Fa norme che rispondono all'interesse dei cittadini. Di tutti i cittadini. Queste norme consentiranno di non avere interpretazioni discrezionali tra commissione tributaria e commissione tributaria, ma finalmente darà lo stesso tipo di pena da Milano a Palermo.

E ha poi confermato che Matteo Renzi, come anticipato in mattinata, si è già mosso:

il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto questa mattina agli uffici di non procedere – per il momento – alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei Ministri. La proposta tornerà prima in Consiglio dei Ministri, poi alle Commissioni, quindi di nuovo in Consiglio per l'approvazione definitiva entro i termini stabiliti dal Parlamento e cioè entro marzo 2015.


Evasione fiscale, scoppia il caso della norma "salva-Silvio". Renzi: “Sono pronto a cambiarla”

Silvio Berlusconi

Il caso è scoppiato in poche ore. Il decreto legislativo sui rapporti tra il fisco e il contribuente approvato lo scorso 24 dicembre dal consiglio del ministri permetterebbe a Silvio Berlusconi di cancellare la condanna a 4 anni ricevuta nell’ambito del processo Mediaset e, quindi, di tornare incensurato e pronto al rientro in politica.

Si parla già di una norma salva-Silvio e il perchè è ben chiaro. Una modifica all’ultimo minuto all’articolo 19-bis, comparsa poco prima di entrare nel Consiglio dei Ministri, stabilisce che “per i reati previsti dal presente decreto, la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al tre per cento del reddito imponibile”.

Nessuna cifra, quindi, ma soltanto una proporzione. Cosa c’entra Silvio Berlusconi? L’ex premier è stato condannato per aver evaso il fisco, nel 2002 e nel 2003, per circa 7 milioni di euro. Il Fatto Quotidiano spiega nel dettaglio:

È il residuo di una somma ben maggiore […] via via erosa dai tempi della prescrizione. Stando alla sentenza, nel 2002 l’importo evaso è di 4,9 milioni di euro su un reddito dichiarato di 397 milioni: l’1,2%. Sul 2003 si tratta invece di 2,4 su 312 milioni di euro: lo 0,7%.

In entrambi i casi siamo ben al di sotto del 3 percento. Berlusconi, quindi, potrebbe chiedere al Tribunale di revocare la condanna definitiva e di cancellarne così gli effetti, tornando così in politica a tempo pieno.

L’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco non ha dubbi:

Un enorme regalo ai grandi evasori.

Il premier Matteo Renzi, invece, nega tutto a promette verifiche ed eventuali cambiamenti:

A me non risulta affatto che sia così. Non mi pare realistico che una nuova legge possa cancellare una condanna passata in giudicato. Ma se davvero dovesse essere possibile sono pronto a bloccare la legge e a cambiarla.

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