Renzi, ko nei “giorni della merla”?

Come scriveva il Carducci: “La nebbia agli irti colli piovigginando sale/e sotto il maestrale urla e biancheggia il mare” anche per Matteo Renzi il clima (politico) si è fatto improvvisamente fosco e insidioso.

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E qui non siamo agli inizi di novembre, nella parentesi mite di San Martino, ma – dopo le feste natalizie e di Capodanno - ci si avvia nei “giorni della merla”, le tre giornate più fredde di fine gennaio, in questo caso una possibile gelata da far saltare la “rete” del Patto del Nazareno, con conseguente sbocco nelle elezioni politiche anticipate.

Già, il premier-segretario si è incagliato nello “scandalino” per l’utilizzo improprio del volo di Stato e nel “pasticciaccio” della tentata norma salva Berlusconi. E adesso, visto il mix dilettantismo-tatticismo-arroganza-e-chi-più-ne-ha-ne-metta, la pezza può essere peggiore della toppa, mettendo per la prima volta in crisi il capo del governo, l’esecutivo, la maggioranza, soprattutto il rapporto con Berlusconi, senza il quale i nodi per la scelta del nuovo inquilino del Colle e per la nuova legge elettorale non si possono sciogliere.

Pare proprio che Renzi, come nel classico gioco dell’oca, giunto in vista del traguardo ripiombi indietro, da dove era partito. Al di là dei proclami, i risultati di Renzi sono assai scarsi sciupando nei primi mesi la bontà degli italiani per la “luna di miele” del governo e la positiva disponibilità della comunità internazionale, non incidendo nei sei mesi di presidenza di turno dell’Unione europea, inconcludente nel fronteggiare la crisi economica e nell’avviare vere riforme per il rilancio dell’Italia.

Di fatto, la raffica di annunci mediatici si stanno tramutando in boomerang per lo stesso premier, ora davvero in difficoltà, o per scelta politica o per la classica scivolata sulla buccia di banana o per il tranello dei suoi (troppi?) amici-nemici annidiati ovunque, a cominciare dal Pd e da Forza Italia. La Befana porta a Renzi molto carbone e davvero la festa, per premier e governo, è finita: inizia un’altra partita, con le incognite che superano le certezze.

Scrive Stefano Folli su Repubblica: “ All'improvviso oggi prevale un'idea di fragilità. Peggio: i contorni del patto del Nazareno diventano opachi e certe contiguità politiche sembrano solo lo schermo per scambi inconfessabili, benché maldestri, e giochi di potere poco limpidi. Può sembrare incredibile, ma la vicenda tragicomica del decreto fiscale e del tetto al 3 per cento per salvare Berlusconi, potrebbe essere davvero il frutto di un gran pasticcio all'italiana e non il parto di due cospiratori. Ma ai fini pratici non cambia nulla. Né cambia qualcosa che il presidente del Consiglio si sia assunto la responsabilità di aver inserito la norma contestata nel decreto dopo aver dichiarato di non saperne nulla (ma in precedenza aveva anche detto di aver dedicato tutto il tempo necessario alla lettura puntigliosa, paragrafo per paragrafo, del provvedimento fiscale). A questo punto diventa meno importante conoscere chi, materialmente, ha scritto il famigerato passaggio. Conta di più capire quali saranno le conseguenze politiche e parlamentari del grave errore”.

Conclude Folli: “ La sfortuna del presidente del Consiglio è che questi episodi negativi, figli di un eccesso di sicurezza o di errori di valutazione, avvengono alla vigilia dei due passaggi cruciali della legislatura. Il patto del Nazareno si è indebolito nel momento sbagliato. A conferma che spesso le scelte politiche sono condizionate da stati emotivi e psicologici. Il "renzismo" fino a oggi ha goduto di circostanze molto favorevoli nella psicologia di massa. Vedremo se saprà reagire a questi non irrilevanti incidenti di percorso”.

Stavolta, per risalire la china, basterà a Matteo un semplice cinguettio su Twitter?

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