Francia nel mirino del terrorismo

Nonostante la crisi, la Francia continua a essere una delle più grandi potenze militari al mondo e, di conseguenza, uno degli obiettivi della jihad globale

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L’economia è in crisi e anche il Welfare, per decenni un modello da imitare non se la passa troppo bene, eppure, nonostante tutto, la Francia continua ad avere uno degli eserciti più potenti del mondo, retaggio di un passato coloniale che la vide principale potenza insieme alla Gran Bretagna, al di sopra dei “vicini” spagnoli, tedeschi, italiani, belgi e olandesi.

Per comprendere le ragioni che hanno armato i terroristi che quest’oggi hanno colpito redattori e collaboratori di Charlie Hebdo occorre capire quale sia la reale entità della potenza militare e di intelligence francese.

Fra i Paesi fondatori della Nato, la Francia è presente con diverse missioni di peacekeeping nelle aree più “calde” di Africa e Asia. In alcune di queste aree ci sono state, in tempi recenti, tensioni. Pensiamo al Mali dove sono di stanza circa 4500 soldati dell’esercito francese e alla Repubblica Centrafricana dove è di stanza un contingente di 1600 soldati.

In qualità di membro della Nato, la Francia fornisce il proprio contributo nelle missioni di peacekeeping di diversi Paesi, in Afghanistan (1500 militari, dati 2012), in Libano (900), in Costa d’Avorio (1100 soldati). Prima, durante e dopo la caduta del dittatore Muhammad Gheddafi, la Francia è stata impegnata in Libia e ha avuto un ruolo importante anche in Sudan e nel Sudan del Sud. In passato è stata impegnata in Kosovo. Molti di questi Paesi sono a maggioranza musulmana.

La religione musulmana è anche la seconda religione di Francia, con un range percentuale che va dal 6% del Conseil, sondage et analyse al 10% di Cia e Dipartimento di Stato americano. L’Islam è demograficamente in crescita e le cronache degli ultimi mesi hanno dimostrato quanto sia frequente e pericolosa l’osmosi fra le grandi metropoli transalpine e i centri di reclutamento medio-orientali del fondamentalismo islamico.

La Francia è tradizionalmente percepita come nazione invadente, non fosse altro che per il peccato originale degli accordi Skyes-Picot che tracciarono i confini degli stati mediorientali incuranti di una logica di aggregazione tribale e non territoriale.

All’inizio del 2013 la Francia è intervenuta militarmente in Mali e Repubblica Centrafricana e, trovatasi a corto di soldati per fronteggiare gli jihadisti, ha fatto ricorso alla Legione Straniera, eterna “risorsa” con la quale l’esercito francese sostiene i suoi contingenti impegnati all’estero.

Sono tanti i fattori che hanno scatenato l’attacco di quest’oggi e che hanno permesso agli assalitori di aggirare le numerose agenzie di intelligence francesi fra cui spiccano la Direction générale de la sécurité extérieure, la Direction générale de la sécurité intérieure (che dispone di un settore dedicato al terrorismo), la Direction du renseignement militaire, la Direction de la protection et de la sécurite de la défense, la Brigade de renseignement et de guerre électronique, l’Agence Nationale de la Sécurité des Systèmes d'Information. Tutte istituzioni che, verosimilmente, daranno un ulteriore giro di vite ai programmi di sicurezza.

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