Strage Hebdo, non polemiche e strumentalizzazioni ma “unità”, atti e fatti concreti contro il terrorismo

Il massacro parigino a Charlie Hebdo è un furioso e plateale attacco criminale alla democrazia e alla civiltà liberale che riapre in Italia la polemica stantia sullo stop al multiculturalismo e getta benzina sul fuoco delle strumentalizzazioni politiche ad uso e consumo interno.

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Diciamo la verità: c’è nel Belpaese chi non aspetta altro che la mannaia assassina dei terroristi Jihadisti (o altri, fa lo stesso) si abbatta anche da noi per dar vita a nuove crociate, magari ripristinando la “colonna infame” di manzoniana memoria.

Altrettanto chiaramente va detto che nessun alibi può fermare l’Occidente – Italia in primis – per arginare e sconfiggere il cancro del fondamentalismo islamico in tutte le sue declinazioni. Il Viminale ha dato l’”allerta” ma c’è inadeguatezza – non solo politica – nell’affrontare un nodo così complesso e di non facile soluzione. Il cordoglio espresso da Renzi per i fatti di ieri a Parigi è doveroso ma non possiamo non analizzare come sta cambiando il volto e la strategia del terrorismo di matrice islamista nella struttura dei nostri paesi.

Dice l’ex ministro della Difesa e presidente del PPI Mario Mauro: “A quella che è la tradizionale posizione fondamentalista oggi non si associa più un appello rivolto all’organizzazione di una rete capace di portare avanti la strategia terroristica. Il nuovo richiamo si indirizza invece, paradossalmente, alle coscienze. Così come avevano fatto i terroristi all’indomani dell’attentato di Atocha a Madrid, scrivendo: ‘Vinceremo noi, perché amiamo la morte più di quanto voi teniate alla vita. È proprio per questo che il vero contrasto al terrorismo passa attraverso la sfida delle coscienze, da ridestare in una posizione vera e forte. È nella coscienza di ognuno di noi che deve maturare la consapevolezza che il terrorismo si batte se si battono le sue ragioni. Perché noi – ha concluso Mauro – vinceremo la battaglia contro il fondamentalismo e il suo progetto di potere se non rinunceremo a ciò in cui crediamo, se continueremo ad essere noi stessi e se non cederemo alla logica della violenza”.

Già, la sfida delle coscienze. E nel frattempo, mentre continua a scorrere il sangue degli innocenti, che si fa per arginare e contrastare la barbarie assassina? Non basta rispondere, come hanno fatto ieri Hollande e Renzi, con la mera enunciazione teorica della nostra identità democratica, ma occorre dire come tutelarla, difenderla, mostrarla forte davanti alla violenza. Di fronte al terrorismo criminale, oggi le nostre democrazie hanno bisogno di un giro di vite deciso.

Scrive Benedetto Ippolito: “La battaglia va affrontata su tre livelli. Primo: “È importante vivere la globalizzazione con un minuzioso e repentino controllo a tappeto delle presenze nel territorio. Si agisca operando schedature delle persone che vivono insieme a noi, con tanto di garanzie e di giustificazioni, e si reprima in modo concreto ogni forma di ammiccamento religioso e politico a chi ha idee eversive e potenzialmente illiberali.

In seconda istanza, la difesa della nostra visione democratica e liberale deve evitare di mettere tutto sullo stesso piano, facendo intendere che tutte le culture siano uguali e sia lecito tollerare pensieri ed espressioni religiosi potenzialmente monocratici e armati. Perché, a ben vedere, è vero esattamente il contrario. Se il mondo vuole essere e restare libero bisogna difenderlo contro quelle culture che sono contrarie alla civiltà umana. C’è poco da fare.

Al terzo livello, invece, quello che comporta il confronto con uno Stato vero e proprio che fa da istituzione al terrorismo, è molto importante una reazione militare forte e capillare da parte della comunità internazionale per sradicare e annullarne totalmente la pericolosità militare ed economica crescente dell’Isis.
Se questa malattia subdola ha, in definitiva, una triplice forma, individuale, culturale e statale, è evidente che la reazione deve essere triplice, chiamando in causa la lotta alla criminalità, la cultura democratica e l’azione militare internazionale. Senza questa reazione a più livelli, ogni enunciazione a favore dei nostri valori occidentali resterà lettera morta, e ogni discorso a favore della democrazia mera retorica, prima di diventare un sentiero di morte lastricato di vittime”.

Il dibattito è aperto. Ma, da subito, va fermata la mano assassina che è dietro l’angolo di casa.

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