Chi sono i foreign fighters italiani: Alfano riferisce alla Camera

53 uomini partiti per combattere tra le fila dello Stato Islamico sono passati dall'Italia. Ma quattro di questi sono proprio italiani.

Da tempo si sa che i foreign fighters italiani sono 53 - questo è il numero stimato dalla intelligence -, ma per "italiani" si intendono immigrati, come anche persone che sono state individuate "di passaggio" in Italia. Insomma, la chiarezza non è massima e nemmeno le parole di Alfano aiutano a completare il quadro, visto che nella sua relazione di oggi alla Camera ha parlato di "53 foreign fighters censiti passati per l'Italia", che è cosa ben diversa da 53 combattenti residenti in Italia.

Quello che invece ormai appare certo è che tra questi 53 ci sono anche quattro italiani. A parlarne è sempre Alfano: "Dei 53 foreign fighters censiti passati per l'Italia ce ne sono quattro italiani, due dei quali sono Giuliano Delnevo, morto lo scorso anno in Siria ed un giovane marocchino naturalizzato italiano che si trova attualmente in un altro Paese".

Ma chi sono i foreign fighters? Si tratta di combattenti che si uniscono alle fila dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, circa 3mila dei quali provenienti dall'Europa e che spaventano le intelligence di tutto l'occidente per le azioni che potrebbero mettere in campo una volta fatto ritorno a casa. Per questo motivo il governo sta studiando delle norme più severe nel campo del terrorismo internazionale: il Cdm potrebbe adottare delle misure per inasprire le pene contro i singoli soggetti che vanno a combattere nei teatri di guerra, e per estendere le misure di prevenzione, le stesse adottate per i mafiosi, nei confronti di chi mostra posizioni particolarmente radicali.
Si cercherà anche di fare fronte, impresa davvero difficile, al cosiddetto terrorista molecolare, ovvero colui che diventa "un'impresa individuale terroristica nel senso che si autoradicalizza e si autoaddestra anche ricorrendo al web, si procura le armi e le istruzioni per l'uso, progetta da solo o comunque senza appartenenza a reti strutturate azioni terroristiche".

L'informativa di Alfano aveva insomma al centro questi temi, ricordando anche gli sforzi dell'Italia nella lotta al terrorismo e spiegando come al momento non ci siano "segnali che indichino l'Italia o gli interessi italiani come esposti a specifiche ed attuali forme di rischio", anche perché nessuno dei famosi 53 si troverebbe in questo momento in Italia. Nonostante questo "è stato disposto l'immediato rafforzamento dei dispositivi di vigilanza ed il monitoraggio degli obiettivi sensibili proseguirà con grandissimo impegno". Parole che non hanno convinto le opposizioni, che hanno decisamente fatto salire la tensione in un aula comunque semivuota. La Lega Nord ha accusato il governo di "collaborare con i terroristi", mentre dal M5S si è detto che "finché Alfano siederà su quella poltrona non potremo dormire sonni tranquilli".

isis libia

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