Egitto, Sinai: Al-Sisi pronto a radere al suolo Rafah?

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Le autorità dell'Egitto hanno incominciato ad evacuare la città di Rafah (nel Sinai del Nord al confine con la Rafah della Striscia di Gaza). L'operazione si inserisce nel quadro dell'espansione della cosiddetta zona cuscinetto, che ha avuto inizio nello scorso novembre.

Secondo quanto riportato da Al-Arabiya, i militari avrebbero imposto l'abbandono delle abitazioni per un raggio di 450 metri dal confine. Non è ancora certo, invece, se si sia dato il via alla demolizione delle case.

Come riferisce il New York Times, il governatore del Sinai settentrionale, Abdel Fattah Harhood, ha fatto una precisazione sulle operazioni di evacuazione che farà molto discutere. Ovvero, che la zona di sicurezza includerà "l'intera città di Rafah".

Di fronte ad una presa di posizione così eclatante, allora, gli è stato chiesto se le sue parole stavano a significare la fine dell'esistenza della città. Il politico si è limitato a rispondere laconico "No Rafah continuerà ad esistere" .

Tuttavia, se si tengono in considerazione i piani del Presidente Abdel Fattah al-Sisi, è plausibile pensare che della città al confine con Gaza potrebbe rimanere ben poco. Nella prima fase della creazione della zona cuscinetto sono state già buttate giù 800 case e 1.100 famiglie hanno dovuto lasciare Rafah. Ci si doveva fermare qui, ma poi Il Cairo ha deciso di andare oltre. Ora, si passerà alla demolizione di altre 1.220 case e al trasferimento degli inquilini. E secondo quanto dichiarato da funzionari militari all'Associated Press le operazioni dovrebbero concludersi la prossima settimana.

La zona cuscinetto è stata voluta dal generale golpista Al-Sisi, appoggiato da tutte le Cancellerie europee, in seguito ad un attentato in cui avevano perso la vita 31 militari. A compiere il gesto, molto probabilmente, è stata la fazione armata di Ansar Beit al-Maqdi, legata alla Fratellanza Musulmana. L'obiettivo della "bonifica" della zona di confine è quello di bloccare l'infiltrazione jihadista nel Sinai.

La militarizzazione del valico di Rafah avrà sicuramente effetti negativi sulla situazione a Gaza. Rimane, infatti, l’unico accesso all’esterno per i palestinesi "accerchiati" da Israele. Inoltre, è una chiara provocazione contro Hamas da parte del governo de Il Cairo, che con l'organizzazione islamista è in pessimi rapporti.

Amnesty International ha già duramente criticato la distruzione delle abitazioni e il trasferimento coatto delle popolazioni: secondo l'organizzazione, tale comportamento è illegale e lesivo dei diritti delle popolazioni locali.

Ricordiamo che il Sinai del nord è una delle aree più povere dell'Egitto e la sua popolazione denuncia di essere stata marginalizzata dal governo centrale. In un clima di forte disperazione sociale, alcuni dei suoi abitanti (arabi e beduini) sono passati a combattere tra le fila delle milizie islamiste, per garantirsi un minimo di sopravvivenza.

Siamo certi che Al-Sisi cavalcherà il tema della sicurezza per tutto il periodo della campagna elettorale. A tale riguardo, evidenziamo che le prossime elezioni parlamentari si svolgeranno in due fasi: 22-23 marzo e 6-7 maggio. L'Egitto è senza Parlamento dal 2012, anno in cui il generale depose con un golpe il Presidente Morsi e l'assemblea controllata dalla Fratellanza, eletta democraticamente.

I Fratelli Musulmani si erano macchiati di gravi crimini e stavano appoggiando lo jihadismo internazionale, tuttavia il governo di Al-Sisi non si è dimostrato un campione di democrazia. Ha fatto arrestare e condannare sommariamente gli oppositori politici (anche laici), è stato più volte denunciato per violazione dei diritti umani da molte organizzazioni internazionali ed è salito al potere dopo una strage. Nel 2013, lo rammentiamo, ha dato l'ordine di uccidere 700 manifestanti che reclamavano il reintegro di Morsi.

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