Assange: “Attacco a Charlie Hebdo per incompetenza degli 007 francesi”

Secondo il fondatore di WikiLeaks i servizi segreti francesi hanno costruito una narrazione irreale dei fatti per coprire le lacune evidenziate dai loro servizi di intelligence

Julian Assange

Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, commenta la strage di Charlie Hebdo e i suoi “effetti collaterali” individuando nei servizi segreti francesi i principali responsabili di un attacco evitabile, messo a segno da “terroristi scalcinati”. Assange parla di “incompetenza” degli 007 di Francia e di “fallimento dell’intelligence”.

L’uomo che da alcuni anni vive da rifugiato nell’ambasciata ecuadoregna di Londra ha replicato con un articolo ritwittato dall’account di WikiLeaks al giornalista britannico Max Hastings che aveva attribuito la responsabilità dell’attacco a lui e a Edward Snowdenper avere rivelato, con le rispettive pubblicazioni di dati riservati, l’estensione e le modalità di utilizzo della sorveglianza elettronica indebolendo le forme di protezione messe in atto per proteggere l’Occidente dagli jihadisti.

La tesi di Hastings è opinabile e Assange spiega come immediatamente dopo l’attacco a Charlie Hebdo sia stata costruita una narrazione in grado di giustificare l’incompetenza dell’intelligence francese agli occhi dell’opinione pubblica mondiale:

Ora i francesi cercano di presentare i killer come super-cattivi per nascondere la propria incompetenza. La realtà è che gli assassini di Charlie Hebdo erano dei principianti senza speranza, che hanno fatto un incidente con l'auto, lasciato le loro carte d'identità, si sono coordinati via telefono e alla fine sono morti. Perdere una dozzina di persone per mano loro è imperdonabile,

spiega Assange senza citare il fatto che i due jihadisti avessero anche sbagliato indirizzo durante le prime concitate fasi dell’attacco terroristico di mercoledì 7 gennaio. Assange decostruisce questa narrazione citando il fatto che l’autore del massacro di Port Arthur avesse un quoziente di intelligenza di 66 e che questo limite intellettuale non gli abbia affatto impedito di uccidere 58 persone. Ci è riuscito, molto semplicemente, perché “lui era armato e le sue vittime no”.

Assange, l’uomo che per primo ha lottato contro la sorveglianza di massa, spiega come la prevenzione si possa e si debba fare con una sorveglianza mirata e sottolinea tre aspetti che mettono a nudo le falle dell’intelligence francese:
1) Cherif Kouachi, era già stato incriminato per terrorismo e condannato a 18 mesi di prigione e con suo fratello faceva parte delle black list dei terroristi;
2) i due fratelli hanno comunicato per centinaia di volte, su normali linee telefoniche e senza messaggi crittografati;
3) Charlie Hebdo era già stato oggetto di un attentato dinamitardo ed era, dunque, un obiettivo sensibile.

Tanti quesiti che Assange riesce a sollevare, ma nel giorno della rappresentazione del cordoglio globale la sua attenta analisi rischia di essere annacquato nella retorica, nelle semplificazioni e nei manicheismi che alimentano tanto l’Islam radicale, quanto le cosiddette democrazie liberali incapaci di ripensarsi al di fuori di un controllo di massa che – come sottolinea Assange – rischia di distrarre da ciò che va veramente controllato e sorvegliato e dai drammi che si possono effettivamente evitare.

Via | HazelPress

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