Brunetta il "furbetto", carnefice o vittima?

Non ci è simpatico, Renato Brunetta. Ma non da adesso che è ministro blasonato e chiacchierato. Dai tempi dei tempi.

Perché persona attiva e capace qual è, la fa spesso fuori dal vaso. Da sempre. Dalle epoche floride di consulente dorato di Gianni De Michelis ai giorni meno floridi nella grande Cgil. Il resto è cronaca.

Gli psicologi dicono che è il classico atteggiamento dei “corti”, sempre alla ricerca di “allungarsi”, troppo. Non scomodiamo la storia, colma di tali persone, personaggi e personalità, per non annoiare.

Però stavolta prendiamo le sue difese. Non del ministro Brunetta, quello delle crociate contro i fannulloni. Spetta agli elettori, poi, tirare le somme.

Difendiamo Brunetta l’uomo ( e il politico) nel mirino del settimanale L’Espresso nell’inchiesta intitolata in copertina “Quel furbetto di Brunetta”.

Qui non si tratta di contestare l’elenco dei passaggi che segnano una vita. Quel che scrive l’Espresso è, o sarà, tutto vero. Più o meno.

Ma dov’è lo scandalo? Dove sta lo scoop. Non quello giornalistico, che di questi tempi non esiste. Dove sta il succo politico dell’inchiesta.

Fosse l’eccezione, Brunetta! Magari! Ma le sue case o ville, le sue superconsulenze, il suo iter privilegiato a destra e a manca, è la norma della casta.

Questo è lo scandalo. Non Brunetta. Colpirne uno per educarne cento? Ridicolo. Allora bisognerebbe colpirne decine di migliaia: da molto in alto nei palazzi del potere romano, all’ultimo comunello sperduto.

Brunetta non ha bisogno di pubblicità. E il lettore non ha voglia di perdere tempo.

La critica, l’attacco, va portato sul piano politico. Serve l’analisi per capire i “perché”. E serve la proposta per scardinare un sistema.

Difficile? Sì, più arduo che cercare di appendere uno nella colonna infame. Il resto è noia.

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