Al-Raqqa, la Capitale dello Stato Islamico: un anno di potere e terrore

Da un anno Daesh controlla la città di al-Raqqa nel nord della Siria, eletta a "capitale" del Califfato di al-Baghdadi.

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Esattamente un anno fa, il 12 gennaio 2014, gli uomini dello Stato Islamico consolidavano definitivamente il proprio controllo della città siriana di al-Raqqa, capoluogo dell'omonimo governatorato nel nord del paese.

Da novembre 2014 la città siriana, che contava circa 200mila abitanti prima della guerra civile esplosa nel 2011 (oggi il dato non è calcolabile), è considerata la capitale del Daesh, lo Stato Islamico guidato dall'autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Per la vulgata è semplicemente la "capitale dell'Isis" (frase che non significa nulla), oggi interamente coperta da neve.

Il controllo dei miliziani jihadisti su Raqqa ha permesso loro di lanciare numerose offensive ad altrettante basi militari nel nord-est e nel nord-ovest della Siria, arrivare fino al confine turco di Kobane e fin quasi alla costa mediterranea della Siria (terra alawita, fedelissimi di Bashar al-Assad) e arrivare alla "distruzione di Sykes-Picot", cioè alla distruzione del confine iracheno-siriano così come era stato disegnato nell'accordo franco-inglese del 16 maggio 1916.

Un anno fa dunque cominciava l'inesorabile decadenza della città di Raqqa, in contrasto alla sua gloriosa storia: roccaforte romana ai tempi di Settimio Severo, la città fu capitale del califfato nel periodo abbaside fino all'809, quando gli arabi combattevano il nemico cristiano bizantino. Oggi è la roccaforte del terrore, un luogo dove governa la sharia e la nera polizia islamica del Califfo al-Baghdadi semina il panico tra la popolazione con il sorriso sulle labbra: dal 24 novembre al 4 gennaio sarebbero 29 i civili barbaramente uccisi, per diverse ragioni, dalla "giustizia" degli uomini del Daesh.

"Fratello, dovresti dirlo alla tua donna di coprirsi: il suo niqab è troppo corto ed è meglio che non me lo fai ripetere due volte, Inshallah".

L'orrore che la società civile di al-Raqqa è costretta a subire e al quale è costretta a partecipare, pena altro orrore questa volta sofferto sulla propria pelle, viene faticosamente documentato da frammentarie notizie stampa che arrivano dalla città siriana e che raccontano di una realtà bestiale: tutte le sere la piazza principale di al-Raqqa viene animata da incontri pubblici dove avvengono professioni di fede e follia nelle quali il Califfato tenta di innalzare i cuori e stringere le proprie fila: preghiere, canzoni, esecuzioni e torture "espianti" in piazza davanti agli occhi dei (e anche per mano di) bambini siriani di Raqqa.

Grazie ad un piccolo ma ben organizzato gruppo di cittadini fortemente contrari allo Stato Islamico e incastrati nell'inferno di Raqqa ci sono gli autori e i curatori del sito Raqqa is being slaughtered silently (Raqqa viene macellata in silenzio), dove si postano video, foto, audio, testimonianze delle violenze che i cittadini inermi di Raqqa sono costretti a subire.

In una recente intervista a Le Matin Abu Ibrahim Raqqawi (il nome è di fantasia), uno dei fondatori e degli autori del sito, ha descritto una realtà sociale molto diversa da quella che possiamo immaginare: un dissenso che serpeggia, la paura instillata come veleno nelle coscienze della popolazione che, abbandonata e terrorizzata, "accetta" l'egemonia Daesh nella speranza che arrivi qualcuno a tirarli fuori dall'inferno di al-Raqqa; lì gli uomini e le donne sono bombardati dal cielo dall'aviazione di Assad e della coalizione internazionale e terrorizzati quotidianamente dai macellai dello Stato Islamico che spadroneggiano imponendo una sharia inaccettabile anche per il più devoto dei musulmani.

Nelle testimonianze che ogni giorno raccoglie il sito internet siriano emerge chiaramente come la morte, per i cittadini di al-Raqqa, sia in un certo senso quasi meglio dell'egemonia Daesh: giornalisticamente parlando è praticamente impossibile raccontare degli orrori che accadono tutti i giorni nella capitale del Califfato. Troppo crude sono infatti le immagini da mostrare e troppo incredibili le storie da raccontare.

Nella città siriana il Califfato ha consolidato il proprio potere politico con la paura: le immagini delle decine e decine di corpi decapitati nella piazza e delle loro teste impalate sulle cancellate hanno rafforzato l'alone di terribile mistero attorno agli uomini del Califfato (molti non parlano nemmeno l'arabo), che si è poi codificato e stabilizzato grazie all'introduzione di un vero e proprio sistema di welfare, foraggiato dal mercato nero del petrolio e dai denari sauditi.

C'è tuttavia un aspetto che ci preme sottolineare e riguarda proprio la visione che gli abitanti di Raqqa (tutti musulmani perchè la comunità cristiana è stata cacciata): loro non sono Daesh. E, per chiudere con il discorso, il tweet di Raqqa_SL dopo la tragedia francese, dovrebbe dare un'idea chiara sui "buoni" e i "cattivi" nel mondo del Califfato.

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