Federalismo fiscale: per la Lega Nord val bene una messa


E' un fatto che rischia di passare inosservato, ma è difficile da negare: nelle ultime settimane gli equilibri nella maggioranza sembrano penalizzare la Lega Nord. Non è un caso infatti che non siano passate neanche 24 ore tra l'annuncio dell'emendamento del Carroccio che voleva bloccare il flusso di immigrati per due anni, con l’obiettivo di “far fronte alla crisi economica delle aziende”, e l'annuncio del governo del via libera al nuovo decreto flussi per 170mila lavoratori stranieri.

Ma non si tratta di sola immigrazione, prendiamo ad esempio Milano e la sua Expo, che dovrebbero stare molto a cuore ad un partito nato e cresciuto in Lombardia: i soldi in finanziaria non si sono trovati, e sono invece stati dirottati a favore delle indebitate Roma e Catania. Nel Pdl sono volati gli stracci, ma la Lega, stranamente, ha fatto orecchie da mercante.
Recentemente addirittura il leghistissimo Roberto Castelli ha ammesso che i soldi per l'Expo 2015 non potranno venire dal governo, affermazione che ha scatenato una ridda di voci riguardanti la possibile intenzione del governo di rinunciare del tutto all'esposizione.

La domanda è: perchè la notoriamente combattiva Lega Nord non reagisce a questi schiaffi politici? Noi un'ipotesi ce l'abbiamo...

Il Carroccio è, come abbiamo già sostenuto, un partito disposto ad accettare quasi qualsiasi compromesso e voltafaccia, se questo può servire ad ottenere il suo unico vero obiettivo: il federalismo. Restando buona in questi mesi autunnali la Lega probabilmente ritiene di accumulare un credito verso gli alleati, che non esiterà a riscuotere al momento della discussione del federalismo fiscale, imponendo la propria linea.

Se questa ipotesi è plausibile, ne deriva un corollario interessante: Bossi e compagni non saranno disposti ad accettare nessuna mediazione sulla riforma federale. Se mai le resistenze dei "sudisti" della maggioranza, che non sono pochi, dovessero rivelarsi troppo forti, nessuna soluzione sarebbe esclusa: nemmeno la rottura dell'alleanza.

Foto: agenziami, Flickr.

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