Charlie Hebdo torna in edicola: "Io sono Charlie significa io sono la laicità"

Charlie Hebdo, dopo la strage del 7 gennaio, è tornato in edicola più irriverente che mai. Era così atteso che il nuovo numero è già quasi introvabile a Parigi, eppure la tiratura predisposta per oggi era eccezionalmente di 3 milioni di copie.

La copertina, già diffusa ieri, è firmata Luz e ritrae un Maometto in lacrime che regge un cartello con la scritta: Sono Charlie. Ma attenzione, il giornale satirico non ha scelto una linea commemorativa e "sensazionale" per il numero speciale odierno. Le illustrazioni rispondono, come sempre, ad una satira corrosiva, libera, che non scende a compromessi, che si oppone ai dogmi e al potere.

L'editoriale, che porta la firma del direttore Gerard Biard, rifiuta chiaramente qualsiasi tipo di strumentalizzazione. Come dire, chi sta con Chralie sta della parte della laicità, non dell'identitarismo fazioso che vorrebbe ridurre le nostre libertà per far fronte alla minaccia terrorista.

"I milioni di persone anonime, tutte le istituzioni, tutti i capi di Stato e di governo, tutte le personalità politiche, intellettuali e mediatiche, tutti i dignitari religiosi che questa settimana hanno proclamato 'Io sono Charlie', devono sapere che ciò significa anche: 'Io sono la laicità'. Siamo convinti che per la maggioranza di chi ci appoggia sia un fatto acquisito. E gli altri si arrangiassero"

Biard ci va giù duro anche con quelli che per anni hanno provato in tutti i modi ad inquinare il dibattito con espressioni del tipo "laicismo integralista". Un modo come un altro per mettere la "mordacchia" alla satira, per contenere il diritto di critica e di espressione. E noi, in Italia, ne sappiamo qualcosa...

Ecco cosa scrive il direttore:

"C'è una domanda che ci assilla: riusciremo finalmente a far sparire dal lessico politico e intellettuale quel brutto epiteto di laicista integralista? La finiremo una buona volta di inventare dotte circonlocuzioni semantiche per definire allo stesso modo gli assassini e le loro vittime? In questi anni ci siamo sentiti un po' soli nel tentativo di respingere a colpi di matita gli insulti e le sottigliezze pseudo-intellettuali scagliate contro di noi e contro i nostri amici che difendevano la laicità: islamofobi, cristianofobi, provocatori, irresponsabili, attizzatori di fiamme, ve-la-siete-cercata [...] Sì condanniamo il terrorismo, ma. Sì minacciare di morte di vignettisti non va bene, ma. Sì dare fuoco a un giornale è brutto, ma. Ne abbiamo sentite di tutti i colori"

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Infine Biard, chiude con un elogio della laicità: "Non la laicità positiva, non la laicità inclusiva, non la laicità-no-so-che, ma la laicità punto e basta. E' un'ironia, ma questa laicità punto e basta è la sola che consenta ai credenti e agli altri di vivere in pace. Tutti coloro che pretendono di difendere i musulmani accettando il discorso totalitario religioso in realtà difendono i loro stessi carnefici. Le prime vittime del fascismo islamico sono i musulmani"

In Italia Charlie è stato pubblicato da Il Fatto Quotidiano. Ecco cosa ha detto a riguardo, il direttore Antonio Padellaro all'Huffington Post: "Sa qual è la cosa più bella di questa storia? È che io, il direttore, avevo mille dubbi se pubblicare o meno il numero di Charlie Hebdo. Dubbi che però sono stati azzerati dall’entusiasmo e dal calore della mia redazione. Sono stati loro, i miei giornalisti, a voler dar voce anche in Italia a quel che resta dei disegnatori e redattori del giornale satirico".

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