Matteo Renzi pronto a fondare un "suo" giornale?

Altro che salvare Europa e L'Unità, gli obiettivi del premier sarebbero ben altri.

C'è qualcosa che non torna nella testardaggine con cui si continua indefessi a fondare nuovi quotidiani cartacei. Ormai il mondo è digitale e anche l'informazione di qualità viaggia sempre più sui monitor; eppure pare che sia impossibile fare a meno del brivido di fondare un giornale di carta. Mentre tutti i quotidiani lamentano la violentissima emorragia delle vendita (per dire, fino a non troppi anni fa Repubblica dichiarava una tiratura di 600mila copie, oggi siamo sulle 350mila), alcuni improvvidi decidono di lanciarsi nell'impresa disperata per definizione: il lancio di un nuovo giornale.

Negli ultimi anni ci ha provato Luca Telese, ma il suo Pubblico è durato giusto qualche mese; poi è stata la volta di Pagina 99, meritorio esperimento conclusosi (per ora) dopo meno di un anno; in questi giorni è il turno de La Croce di Mario Adinolfi, che ha un titolo inquietante ma magari riuscirà nell'impresa di colpire il suo target di riferimento (capire quale questo sia, non è impresa difficile). Ovviamente non possiamo dimenticarci dell'unica eccezione di rilievo in questo desolante panorama: Il Fatto Quotidiano, ormai giunto al suo settimo anno di vita e che - nonostante la fine del berlusconismo che ne ha fatto le fortune - sembra godere ancora di buona salute.

Ma al di là delle rapide chiusure di quotidiani aperti senza forse aver fatto troppo bene i propri calcoli, in questi ultimi mesi hanno tenuto banco le chiusure di Europa e soprattutto (non ce ne voglia Menichini, ma la storia è la storia) de L'Unità, lo storico foglio della sinistra. Due quotidiani che, ovviamente, hanno una cosa in comune: entrambi orbitano attorno al Partito Democratico, entrambi ne sono, anche se in modo diverso, organo di partito. Per questo si è sempre sperato che fosse proprio il Pd a prendere in mano le sorti dei due giornali; qualche promessa c'è stata, si è parlato di fusione, di "brand", ma per il momento di concreto non c'è nulla.

E forse se di concreto non c'è nulla è perché nei piani di Renzi ci sarebbe qualcosa di completamente diverso, qualcosa che non faccia più riferimento al Pd, ma che faccia riferimento direttamente a lui, a Matteo Renzi se medesimo. D'altra parte se Berlusconi possedeva tre televisioni, due/tre quotidiani, uno sterminio di settimanali e quant'altro, Renzi non può possedere nemmeno un misero giornale? L'indiscrezione, che tale è e tale potrebbe rimanere, è stato ripresa da Libero e da Gad Lerner, ma lanciata in primis da Gli Stati Generali:

Un giornale nuovo di zecca. Assai “fighetto” e assai renziano. Settimanale o quotidiano? Non è dato sapere. Di certo, assicurano agli Stati Generali, l’operazione sarebbe portata avanti sotto traccia dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, e dall’amico fiorentino Marco Carrai. Il nuovo giornale, stando alla ricostruzione spifferata da una fonte “autorevole”, dovrebbe essere guidato da Christian Rocca, attuale direttore di IL, mensile del Sole24ore. Potrebbero essere della partita anche Giuseppe De Bellis (vice del Giornale), Stefano Menichini e Luca Sofri. Più una serie di firme della rivista diretta da Federico Sarica, “Rivista Studio”.

Christian Rocca, Federico Sarica, qualche nome riformista di destra e di sinistra della new wave del giornalismo "cool". In effetti i nomi suonano abbastanza azzeccati e farebbero pensare più a un magazine che a un quotidiano; cosa che limiterebbe il rischio fallimento, almeno stando ad alcuni recenti esperimenti riusciti, e soprattutto limiterebbe il rischio che dopo "Il riformista", "Il garantista" e altra roba così ci si trovi davanti a "Il renziano".

Matteo Renzi in vacanza con volo di Stato

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