Chi è al-Zawahiri, il mandante della strage di Charlie Hebdo

Il successore di Bin Laden torna alla strategia degli attentati in occidente. Ecco la storia di un leader timido e privo di carisma

Ayman Muhammad Rabi al-Zawahiri è il leader di al-Qaida dal 2011, anno in cui i corpi speciali della Marina degli Stati Uniti (Navy SEAL) uccisero Osama bin Laden ad Abbottabad, nei pressi di Islamabad.

Secondo quanto dichiarato da Nasser bin Ali al-Ansi, ad ordinare il massacro alla sede di Charlie Hebdo a Parigi sarebbe stato proprio al-Zawahiri. Ecco cosa ha detto l'esponente della fazione yemenita di al Qaeda, in un video-discorso diffuso su Youtube il 7 gennaio scorso:

"Siamo stati noi a scegliere l'obiettivo, a finanziare l'operazione e a reclutare il suo capo. L'operazione è stata condotta su ordine del nostro emiro Ayman al Zawahiri e nel rispetto dalla volontà postuma di Osama Bin Laden"

Ma qual è la storia personale e politica di al-Zawahiri?

Studente modello, timido e da sempre radicale


Islamic Jihad Terrorist Ayman Al-Zawahri

Classe 1951, al-Zawahiri è nato a Il Cairo, in Egitto. Appartiene ad un'illustre famiglia della borghesia cairota. Suo padre era uno stimato dermatologo e farmacista, suo zio, Abd al-Ra?man ?Azzam Pascià, è stato il primo Segretario generale della Lega Araba, suo nonno materno un importante letterato.

Si è dedicato con dedizione agli studi di medicina (pare sia stato lui a curare bin Laden quando era in dialisi), ma è stato anche scrittore e poeta. La sua formazione l'ha avuta presso l'università di al-Azhar, uno dei principali centri d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita.

Nel 2011 sua sorella Heba Mohamed al-Zawahiri, affermata oncologa, ha tracciato un suo breve ritratto, al Corriere della Sera, che offre un qualche spunto per comprendere la psicologia del personaggio.

Premettendo il fatto che, a suo avviso, Ayman non è tra i mandanti della strage dell'11 settembre, Heba evidenzia che suo fratello è sempre stato eccessivamente tetragono nel suo modo di interpretare la vita:

"Studiare, in casa nostra era un dovere. Ayman non è uno capace di compromessi. Vede tutto bianco o tutto nero. Questo è il suo problema. Io non so perché è diventato così radicale. Era uno timidissimo. Silenzioso. Pregava e studiava. Ora è uno che alza il dito e parla faccia a faccia. Chissà, forse c'entra quando l'hanno torturato in prigione..."


A 14 anni entra nei Fratelli Musulmani


La Guerra sei giorni

conduce al-Zawahiri su posizioni più estreme di quelle dei suoi familiari. A soli 14 anni entra tra le fila dei Fratelli Musulmani (fazione messa fuori legge dopo il colpo di Stato di al-Sisi in Egitto nel 2013). La sua guida è Sayyid Qutb, la cui opera, Pietre Miliari, pone le basi per il moderno Islam politico di matrice fondamentalista.

Dunque, il giovanissimo Ayman è da subito diffidente nei confronti del panarabismo, declinato attraverso un orientamento "laico" e socialista. La guerra del 1967, mossa da Israele all'Egitto, alla Siria e alla Giordania, viene da lui interpretata non solo in chiave politica, ma anche religiosa.

L'ingresso in al-Jihad e l'arresto


Nel 1979 fa il suo ingresso nel gruppo al-Jihad, decisamente più massimalista rispetto alla Fratellanza. Della fazione fondamentalista diviene uno dei principali organizzatori e reclutatori.

Come membro di al-Jihad, viene arrestato nel 1982, insieme ad altri centinaia di sospettati, per l'assassinio del Presidente egiziano Anwar al-Sadat. Ma la magistratura egiziana non riesce a stabilire alcuna connessione tra la sua persona e l'attentato. Così sconta una modesta pena per detenzione di armi e in poco tempo è nuovamente in libertà.

L'incontro con bin Laden e la creazione di al-Qaida


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E' difficile dire con certezza quando al-Zawahiri incontra per la prima volta bin Laden. Alcune fonti giornalistiche ci dicono che i primi contatti sono avvenuti negli anni Ottanta, in Afghanistan, quando i due combattono insieme ai Mujahideen contro l'invasione sovietica. Ma non è escluso che i due futuri leadrs di al-Qaida si siano visti per la prima volta a Jeddah (Arabia Saudita).

Quello che è certo è che bin Laden e al-Zawahiri, a Peshawar (Pakistan), partecipano alla costituzione di Maktab al-Khidamat ("Ufficio di Servizi", in sostegno della causa afghana), guidato dal palestinese Abd Allah Y?suf al-?Azzàm. Dietro l'omicidio di quest'ultimo, nel 1989, secondo quanto sostenuto all'ex agente dell'Fbi Ali Soufann (nel suo libro The Black Banners) ci sarebbe proprio lo jihadista egiziano.

Al-?Azzàm e Al-Zawahiri non sono d'accordo sulla strategia da seguire: il primo è su posizioni più moderate rispetto al secondo. Inoltre, tra i due sarebbe nata una contesa su come impiegare le ingenti risorse finanziarie di bin Laden.

In ogni caso, nel 1989 bin Laden fonda al-Qaida ("La Base") e Al-Zawahiri aderisce immediatamente, facendo successivamente confluire al-Jihad dentro la nuova organizzazione.

Dalla prigione in Russia alla fatwa contro ebrei e crociati


Nel 1996, viene arrestato in Daghestan e incarcerato in Russia per 6 mesi. L'accusa a suo carico era quella di aver offerto supporto ai combattenti in Cecenia. Ma perché viene rilasciato così presto dai Servizi Federali di Boris Eltsin? Il portavoce della polizia segreta Sergei Ignatchenko, a tale riguardo, ha affermato: "Aveva quattro passaporti, con quattro diversi nomi e quattro diverse attestazioni di cittadinanza. Abbiamo cercato di condurre una verifica in ognuna di queste nazioni ma non è stato possibile avere nessuna conferma su di lui. Non potevamo trattenerlo per sempre e così lo abbiamo portato al confine con l'Azerbaigian e lo abbiamo rilasciato" (Fonte Wikipedia).

Alcuni, però, ritengono che al-Zawahiri è stato rimesso in libertà perché era in stretti rapporti proprio con i Servizi Federali. Tra questi anche il noto studioso Evgenii Novikov della Jamestown Foundation.

Nel 1997, al-Zawahiri è ritenuto responsabile del massacro di Luxor, che provoca la morte di 62 turisti. L'obiettivo dell'attentato era quello di consolidare il fronte delle forze d'opposizione ostili al regime autoritario di Hosni Mubarak.

Nel 1998, al-Qaida dichiara apertamente guerra all'occidente cristiano e giudaico. Al-Zawahiri e bin Laden, in occasione del "congresso" del gruppo terrorista emettono insieme una fatwa, dal titolo Il Fronte Islamico Mondiale contro gli ebrei e i crociati.

Dopo l'11 settembre è introvabile


September 11 Retrospective

Il 25 settembre 2001, viene emesso un ordine di cattura a carico di al-Zawahiri per la strage dell'11 settembre e il 10 ottobre il suo nome è presente nella lista dei 22 terroristi più ricercati, diramata dall'Fbi.

Da allora gli Stati Uniti hanno provato ripetutamente a farlo fuori, ma non sono mai riusciti ad individuarlo. Il 3 dicembre 2001, una prima volta, con il bombardamento delle caverne vicino Jalalabad, in Afghanistan. Ma in quell'occasione a morire sono stati solo sua moglie e i suoi tre figli. Una seconda volta, il 13 gennaio 2006, quando la Cia sferra un raid su Damadola, villaggio pakistano alla frontiera afghana. L'attacco aereo uccide otto uomini, cinque donne e cinque bambini, ma non al-Zawahiri.

Con Al-Zawahiri il declino di Al-Qaida


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Al-Zawahiri, come bin Laden, è fautore di una jihad pronta ad attaccare su scala globale. Tuttavia, la sua "gestione" dell'organizzazione non è riuscita ad essere verticistica, complice anche il suo scarso carisma. Per questo motivo, non è stata capace di "riassorbire" tutte le milizie islamiste che dal Maghreb al Medio Oriente sono proliferate in questi anni, complice anche l'Occidente con la guerra in Iraq, con l'"interventismo" in Siria e la destituzione di Gheddafi in Libia.

Tra l'altro al-Qaida ha sempre dimostrato un certo elitarismo culturale, poco vicino alla masse, più inclini ad ascoltare messaggi più semplici e diretti. A tale riguardo riportiamo un passaggio di un articolo di Michele Giorgio su Il Manifesto dopo la strage di Parigi:

"Il suc­ces­sore di Osama Bin Laden resta fedele all’idea di una for­ma­zione segreta, gui­data da pochi uomini fidati, impe­gnata a pia­ni­fi­care atten­tati cla­mo­rosi, piut­to­sto che dare vita subito a un calif­fato, come ha invece fatto al Bagh­dadi. Zawahry, astuto ma senza cari­sma, e con uno sguardo troppo rivolto, dal punto di vista arabo, ad Afgha­ni­stan e Paki­stan, ha per­duto l’appeal che aveva fino a qual­che anno fa. Non ha più la fedeltà di diverse orga­niz­za­zioni jiha­di­ste che, dopo la pro­cla­ma­zione del califfato nel nord dell’Iraq e della Siria, si sono affiliate all’Isis. Per­sino il Fronte al Nusra, l’espressione (in Siria) più con­creta sul ter­reno di al Qaeda in que­sto momento, ogni giorno perde com­bat­tenti e coman­danti che pas­sano dalla parte del “califfo” al Baghdadi"

E' proprio in questo contesto che va inquadrato l'attentato del 7 gennaio scorso. Tuttavia, è opportuno anche sottolineare che una reazione ad una condizione di declino dell'organizzazione, Al-Zawahiri ha tentato di costruirla. In primo luogo, cercando di lucrare sulla deposizione del governo dei Fratelli Musulmani in Egitto. In un audio, diffuso nel 2013, criticava aspramente il suo ex gruppo di appartenenza, rifacendosi a passi di un suo libro del 1991 Il raccolto amaro. Panorama, riporta un passo del saggio, che oggi appare quasi "profetico": "un partito islamista fa bene nelle cabine elettorali, solo per essere rovesciato da un colpo di stato militare che poi precipita il Paese nel caos".

In secondo luogo, il numero 1 di al-Qaida ha tentato di estendere il suo raggio d'azione all'India. In un video-messaggio, del settembre del 2014, ha annunciato una nuova cellula delle rete terrorista nel subcontinente.

La concorrenza dell'Isis


Lo Stato Islamico

nasce proprio come rottura nei confronti della strategia di al-Qaida. Legato a all'idea di costruzione di una forma statuale è riuscito a conquistare grosse fette di territorio dell’Iraq e della Siria. Ciò, molto probabilmente, ha "obbligato" al-Zawahiri ad un ritorno agli attentati in occidente, sperando così di riconquistare le simpatie degli islamisti europei sempre più affascinate dall'Isis e dalla loro modalità di reclutamento sui social-network.

In conclusione, dobbiamo puntualizzare che, in questa sorta di guerra civile nel mondo arabo, molta attenzione dovrebbe essere prestata al ruolo dell'Occidente e dell'Arabia Saudita, che hanno direttamente o indirettamente avallato organizzazioni terroristiche come quelle di al-Qaida e dell'Isis. Tuttavia, questo richiederebbe uno sforzo che qui non sarebbe opportuno nemmeno abbozzare. Su certi argomenti, così delicati, occorre molta precisione, altrimenti si corre il rischio di disinformare.

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