Renzi nella morsa fra Berlusconi e la “sinistra” Pd

Adesso il gioco, con la posta alta del nuovo inquilino del Colle e con la nuova legge elettorale, si fa davvero duro e Matteo Renzi deve giostrarsi sulla lama tagliente, nella morsa fra i “ribelli” del Pd e i “centro-destra” che si riconoscono nel Ppe europeo, capitanati da Berlusconi.

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L’accordo (c’erano dubbi?) Berlusconi-Alfano per un “candidato di area moderata”, con il ministro degli Interni che gongola (“Con Silvio abbiamo deciso di unire le forze del Ppe per condividere la scelta di un candidato non del Pd”), è sale nelle ferite per Bersani& C, decisi a tutto.

Questa mattina alle 9 è previsto il faccia a faccia fra Renzi e Berlusconi per fare il punto sul nodo dell’elezione del nuovo capo dello Stato e “ripuntualizzare” il patto del Nazareno sull’Italicum e dintorni, poi il meeting del premier-segretario con Bersani per misurare la febbre del Pd.

Il cerchio, dunque, si stringe e presto, molto presto, si capirà meglio se Renzi procederà come un bulldozer, spianando amici e nemici di ogni risma e colore, o se abbasserà la guardia, accettando di mediare, soprattutto con le minoranze del Pd. Il caos delle primarie in Liguria sono un segnale inquietante dello stato del partito del premier-segretario.

Renzi ha prima ignorato i fattacci liguri, poi sbeffeggiato Cofferati, accusato di essere fuggito rubando il pallone, dopo la partita persa. In Liguria non c’è stato un semplice incidente di percorso, bensì la cartina di tornasole di un partito “snaturato”: primarie con i brogli, con l’intrusione di forze del centrodestra, con le “truppe cammellate” per favorire la candidata renziana e mettere ko il suo avversario.

Ma dopo le dimissioni del “cinese”, Renzi non può più fingere di non vedere e di non udire il caos del suo partito, non può più sbattere la porta in faccia alla sinistra del Pd. Le conseguenze sarebbero pesanti: la crepa aperta potrebbe moltiplicarsi e far crollare la fragile diga che fin qui ha tenuto sostanzialmente unito il partito.

Dice l’ex presidente della regione Emilia-Romagna Lanfranco Turci: “Anche per il modo sbrigativo con cui Renzi e i suoi hanno liquidato la vicenda, le dimissioni di Cofferati spingono ancora di più la sinistra Pd a lavorare per un presidente al Colle che non sia il maggiordomo del premier-segretario e di Berlusconi”.

Insomma, siamo al redde rationem. La partita, dicevamo, inizia ora e, con Berlusconi in campo, tutto può accadere. Anche che l’accordo del Cav con Alfano e i centristi sia solo un bluff per depistare tutto e tutti. Di fatto, c’è chi giura che sia Renzi che Berlusconi hanno già da tempo in tasca un biglietto con scritto chi salirà al Colle. Entrambi, hanno scritto sui rispettivi bigliettini, lo stesso nome, per un presidente “debole”, pronto a non contrastare il Patto del Nazareno.

Tempesta in arrivo sul Colle e dintorni?

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