Renzi e Berlusconi, oggi amici domani nemici?

Oltre a Matteo Renzi, da quasi un anno number one in quanto premier e leader del maggior partito italiano, il protagonista della politica italiana è Silvio Berlusconi, tornato in campo grazie al patto del Nazareno.

Renzi, Berlusconi e Grillo facce stessa medaglia

Entrambi, diversi quasi su tutto ma identici per la smisurata ambizione personale e per la ricerca del potere inteso come mission, sono “rivoluzionari”. Il vecchio rais di Arcore voleva (e vuole?) rifondare la destra liberal moderata con accenti populisti e integralisti, il giovane “rottamatore” fiorentino punta a far “cambiare verso” all’Italia rivoltando come un calzino la sinistra, cambiando faccia, corpo e anima al Partito democratico.

Oggi, al di là dei tatticismi dettati dall’agenda politica, sia Renzi che Berlusconi puntano alla conquista della vasta prateria del voto dei moderati, delusi e disorientati, in balia della crisi.

Entrambi si trovano invischiati in nodi all’apparenza inestricabili, fra contraddizioni e beghe di ogni tipo, ma sia l’ex premier che l’attuale capo del governo, tirano dritto per la loro strada, addirittura in questa fase tenendosi per mano, ma sapendo che presto torneranno ognuno dentro la propria trincea.

In politica, si sa, mai dire mai. Con i due nodi da sciogliere quali l’elezione del nuovo capo dello Stato e la nuova legge elettorale, tutto può accadere. Certo è che, una volta superati grazie al patto del Nazareno i due scogli di cui sopra, sia Renzi che Berlusconi torneranno a darsi battaglia in campo aperto, alle urne, ripristinando il gioco democratico dell'alternanza.

Per questo motivo entrambi hanno bisogno di ridefinire l’identità dei rispettivi partiti, liberandosi delle “zavorre” interne. Per il Cav si tratta dell’ennesimo rimescolamento dei bussolotti, un trasformismo che rigenera se stesso. Per Matteo si tratta di andare oltre agli orizzonti, l’affermazione di una politica che non fa sconti a nessuno, non si fanno prigionieri e chi perde paga, nella logica che “chi non è con me è contro di me”.

Le grane interne del Pd, fino al forfait di Cofferati e ai 29 senatori contrari all’Italicum ecc., non turbano più di tanto Matteo Renzi, il quale tira la corda oltre il limite della provocazione, sperando che siano gli “altri” a spezzarla, sbattendo la porta e liberando il Pd dalla loro presenza. In tal modo, senza più la “zavorra” della “sinistra” interna, il premier-segretario può puntare la barra del “suo” Pd al centro.

E’ quel che, dall’altra sponda del fiume, cerca di fare Berlusconi: via la sua “zavorra” (da Fitto a Brunetta), accordo pro tempore con Renzi per … passare la nottata, poi rifondare il nuovo centro destra e tornare al voto per la battaglia delle battaglie, stavolta contro Renzi.

Gli incontri di questi giorni di Berlusconi con il Gal e i Popolari per l’Italia di Mario Mauro, con Ncd e Udc, rispondano non solo all’esigenza immediata di contribuire all’elezione del presidente della Repubblica, ma pongano le basi di una visione strategica di unificazione dei moderati aderenti al PPE in alternativa al Pd di Renzi inserito nel Pse.

Così pare. Se questo non fosse tutto tatticismo, si offrirebbe all’elettorato italiano un quadro più chiaro dello scenario politico complessivo.

Fantapolitica? Vedremo.

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