Assolto Filippo Penati, il teste aveva ritrattato

Assolto l'ex presidente della Provincia di Milano e sindaco di Sesto San Giovanni Filippo Penati: l'architetto Renato Sarno, principale teste dell'accusa, cambiò la sua versione dei fatti ritrattando

11 dicembre 2015 - Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, è stato assolto ieri dalle accuse di corruzione e di finanziamento illecito dei partiti nell'ambito del processo sul cosiddetto "sistema Sesto": per la Corte “il fatto non sussiste”. Si conclude così una vicenda durata oltre quattro anni, anche se la procura valuterà probabilmente un ricorso perchè a parere del pm Macchia il tribunale non avrebbe "valorizzato" gli elementi probatori forniti dall'accusa.

Processo a Filippo Penati, il teste ritratta tutto

21 gennaio 2015 - Potrebbe cambiare radicalmente la posizione processuale dell'ex Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, ex braccio destro di Bersani ed esponente di spicco del Partito Democratico: l’architetto Renato Sarno, indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito insieme proprio a Penati ed un’altra decina di imputati, considerato il collettore delle tangenti per l’ex presidente della Provincia di Milano, ieri per la prima volta in aula a depositare alcune dichiarazioni, ha infatti ritrattato quanto affermato nei suoi interrogatori da recluso, davanti ai pm di Milano Walter Mapelli e Franca Macchia.

Secondo lo stesso Sarno le sue dichiarazioni rilasciate ai magistrati, sulle quali è stata imbastita una buona parte dell'accusa nel processo sul cosiddetto "Sistema Sesto" di tangenti, sono state frutto di "condizionamento":

"Gli interrogatori in manette sono stati frutto di una serie di angosciosi condizionamenti. Ho subito pressioni di tutti i tipi. Mi è stato chiaro che se non avessi detto qualcosa su Penati non sarei uscito da lì".

ha detto ieri in udienza Sarno, assistito dal suo legale, l'avvocato Marcello Elia. Secondo quanto riporta Repubblica l'architetto quindi smentisce che Penati gli disse, da Presidente della Provincia e come lo stesso architetto Sarno mise a verbale due anni fa, di aver dovuto comprare le azioni della Serravalle dal gruppo Gavio e che non immaginava di dover spendere una cifra così consistente (238 milioni per il 15%). Nega soprattutto che il politico Pd gli rivelò di essere sostanzialmente obbligato a portare a termine quell'operazione: lo stesso Penati infatti rivelò che l'acquisto gli era "stato imposto dal partito".

Anzi, da Massimo D'Alema in persona.

"Furono dichiarazioni figlie di un mio stato psicologico deteriorato. Non le confermo [...] Ero in carcere per un’imputazione, ma era come se fossi detenuto per altre questioni. Ero in uno stato di pena e disagio. [...] Quelle somme sono semplici finanziamenti che ho raccolto per la campagna elettorale tra gli imprenditori con cui avevo rapporti professionali. L’ho fatto per Penati come, in altre occasioni, per la comunità di don Mazzi, o alcune iniziative in Africa".

dichiarazioni che non solo cambiano di molto, se verificate, la posizione di Penati nel processo ma che inoltre rappresentano un'atto d'accusa verso l'organo inquirente e, più in generale, sulle prassi e le modalità inquirenti vigenti in Italia (la carcerazione preventiva, ad esempio, utilizzata "per estorcere confessioni" secondo qualcuno: non sarebbe la prima volta).

Insomma, il processo a Penati somiglia sempre più alla drammatica vicenda giudiziaria che coinvolse (e coinvolge tuttora) l'ex-governatore abruzzese Ottaviano Del Turco. Ve lo raccontammo qui, noi di Blogo. Con Penati, forse, dovremo tornarci.

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