Renzi&Berlusconi, in marcia verso il Partito della Nazione?

E adesso, dopo che i voti di Berlusconi su una questione fondamentale come la nuova legge elettorale non sono stati aggiuntivi ma decisivi decretando nei fatti una nuova maggioranza di governo?

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Adesso, come disse Brenno ai romani: “veh victis!”. Chi sono i vinti? Tutti quelli che non stanno sotto l’ombrello del patto del Nazareno, con Matteo Renzi gongolante sotto i riflettori per avere piegato i nemici interni e con Silvio Berlusconi, vero trionfatore di questo giro, il “burattinaio” capace di tirare i fili in una commedia all’italiana dove tutto e tutti cambiano, meno il Cav.

La compagnia dei “mugugnanti” a tempo pieno di Civati&C (compreso il buon Bersani e l’altezzoso D’Alema) continua a fare la guerra con gli aeroplanini di carta mentre il giovane Matteo dissemina il campo di mine e le fa scoppiare a proprio uso e consumo.

Il “rottamatore” non fa sconti e non fa prigionieri: andare da lui con il cappello in mano per elemosinare “clemenza”, o peggio, per chiedere la pari dignità riservata sempre e ovunque alle minoranze, significa essere politicamente decapitati.

Renzi concede a Civati&C solo una scelta, quella di sbattere la porta del Pd e finalmente liberarlo della loro indesiderata presenza. Certo, non tutto è oro quel che luccica e, con Berlusconi che dà le carte, tutto può accadere … agli avversari e anche agli amici, Renzi compreso.

Se i 140 tra deputati e senatori di minoranza che ieri, spaventati dal voto che sanciva la nuova maggioranza, si sono subito stretti per interpretare il nuovo che avanza e decidere il da farsi tengono la barra dritta e non cercano supini Renzi ma limano le lame delle loro baionette in vista del voto per l’elezione del nuovo capo dello Stato, allora tutto può ancora accadere. Altrimenti …

Ma quanti, della pattuglia dei 140 eterogenei rifiuteranno il canto della sirena renziana e non sgomiteranno per cercare l’ultimo angolino libero sotto l’ombrello del patto del Nazareno?

L’aria che tira è quello pro Matteo, pro Silvio. Soprattutto perché i Civati&C – brava gente – sono più adatti per fare testimonianza che per la battaglia politica.

Poi, diciamola tutta, dov’è l’unità dei 140 quando ci si divide non sulla presa del Palazzo d’Inverno ma se mandare al Colle un Fassino, una Finocchiaro, un Veltroni, un Prodi quando Renzi e Berlusconi hanno già in tasca la loro carta (vincente?) e marciano lancia in resta verso il Partito della Nazione?

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