Un governo Renzi - Berlusconi dopo l'elezione del presidente della Repubblica?

La fantasiosa ipotesi lanciata dal Fatto Quotidiano. Ma quante chance ci sono?

Da quando è nato il patto del Nazareno (che di lati oscuri ne ha comunque parecchi) sono fioccate una marea di ipotesi al limite del complottismo. Chi già immagina un partito che metta assieme Renzi e Berlusconi, chi vede in Renzi una sorta di cavallo di Troia del Cavaliere, chi sospetta di chissà quali accordi oscuri (salvacondotto, grazia, altro) tra il premier e il leader di Forza Italia. E certo, alcune vicende come quella del Salva Silvio non aiutano a chiarire il quadro.

L'ultima ipotesi viene rilanciata dal Fatto Quotidiano in edicola oggi, in cui si immagina un governo Renzi - Berlusconi varato dopo l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Prima di vedere i dettagli (ebbene sì, ci sono anche i primi possibili ministri), vale la pena di valutare a quali condizioni un esecutivo del genere potrebbe sorgere. La condizione imprescindibile, ovviamente, è quella di una scissione del Partito Democratico. Ipotesi che al momento è tutto tranne che improbabile, visto anche quanto avvenuto in sede di approvazione dell'Italicum. E però, un conto è che la spaccatura sia limitata a Civati, Fassino e Cuperlo; un altro conto sarebbe l'addio di Pierluigi Bersani, leader indiscusso della minoranza Pd. E si sa che, nonostante le voci, Bersani non ha nessuna intenzione di mollare il Partito Democratico, che considera la sua casa ed è il partito erede di quello in cui ha militato tutta la sua vita.

Un governo Renzi Berlusconi potrebbe nascere solo nel momento in cui Bersani si trovasse davvero costretto a lasciare il Pd, portando via con sé un numero molto alto di parlamentari, ma soprattutto dando a quel punto vita a un nuovo partito di sinistra che potrebbe avere numeri significativi. Il prezzo da pagare alla nascita di un governo Renzi-Berlusconi è quindi la disintegrazione del Partito Democratico, mossa rischiosa anche da un punto di vista elettorale. Resta anche da capire quanto la mossa convenga a Matteo Renzi: si dà per scontato che un governo del genere darebbe il via libera anche al partito unico, il cosiddetto Partito della Nazione. Un sorta di fusione tra i renziani di ferro e i berlusconiani del "cerchio magico". Che una mossa del genere possa essere, elettoralmente parlando, un successo è tutto da vedere (quanti elettori del Pd resterebbero?), ma soprattutto sarebbe davvero di corto respiro, considerando quanto la carriera politica del Cavaliere sia ormai alle sue battute finali.

Insomma, con un po' di lungimiranza, Renzi non dovrebbe mai dare vita a uno stravolgimento del genere. Non sarà lui a far cominciare l'effetto domino, potrebbe invece trovarsi obbligato a farlo nel momento in cui il Partito Democratico si spaccasse per davvero e a lui venissero a mancare i numeri in Parlamento. Ma se anche fosse così, con l'approvazione dell'Italicum ormai davvero vicina, non converrebbe tornare al voto? Secondo le indiscrezioni del Fatto Quotidiano, invece, il governo Renzi-Berlusconi è davvero pronto a sorgere, si fanno addirittura anche i nomi di coloro i quali si sentono "già ministri": Mariastella Gelmini, Paolo Romani, Giovanni Toti. Ovvero, gli ultra-berlusconiani che in questi mesi hanno aiutato il Cavaliere a evitare l'implosione del partito.

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