Libia, Governo di Tripoli: "Non partecipiamo a negoziati Onu"

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Il Congresso Nazionale libico, attraverso il suo portavoce, ha annunciato che non prenderà parte ai negoziati Onu a Ginevra. E ciò vale anche nel caso in cui i colloqui venissero spostati in Libia, come precedentemente richiesto. Così il governo antagonista a quello riconosciuto alla comunità internazionale, con sede a Tobruk, mette fine ai facili entusiasmi di alcuni settori della diplomazia occidentale, che speravano in una svolta già a partire dalla settimana prossima.

A riferire la notizia sono i media libici, che hanno ripreso le parole di Omar Hemidan. Il rappresentante del governo di Tripoli ha specificato che la decisione di disertare il negoziato è nata in seguito all'attacco della filiale della Banca Centrale a Bengasi. Tale iniziativa si sarebbe svolta nel contesto della campagna Operazione Dignità, condotta dalle truppe filo-governative, guidate dall'ex generale golpista Khalifa Haftar.

L'assalto sarebbe stato portato a segno per liberare l'edificio dall'occupazione di Ansar al Sharia, la milizia fondamentalista più attiva e potente fra quelle impegnate nel conflitto.

A far presagire che le cose non stessero andando per il meglio sul piano del dialogo, è stato già il faticoso inizio del negoziato a Ginevra. A partecipare al primo incontro della settimana scorsa erano stati solo i rappresentanti indiretti delle varie parti. Inoltre, alla fine del vertice, si era raggiunta un'intesa di massima sul cessate il fuoco e su una futura nascita di un governo di unità nazionale. Ma mentre in Svizzera si dava il via alla discussione, il conflitto libico procedeva senza sosta.

Così domenica scorsa sono arrivati gli attacchi-bomba alle ambasciata di Algeria e Arabia Saudita a Tripoli e un attentato kamikaze a 100 km da Bengasi. A ciò si è aggiunto anche il probabile rapimento del rappresentante Opec, Samir Salem Kamal.

Per queste ragioni, Bernardino Leon (inviato Onu per la Libia) si era dimostrato molto prudente dalla Svizzera. A chi dipingeva il summit ginevrino come una grande speranza, il diplomatico si limitava a ricordare che "sarebbe stato necessario del tempo".

Invece i toni del nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, erano fino a ieri ben diversi. Come riportato da Onu Italia, il titolare della Farnesina ha detto: "finalmente si è aperto uno spiraglio" . Ed ha aggiunto "A nome dell’Italia voglio rivolgere un appello molto fermo al Congresso di unirsi al tavolo. E se si arriva a un’intesa garantita dall’Onu tra le principali parti in conflitto, il governo italiano è pronto a proporre al Parlamento una partecipazione diretta di nostre truppe con i caschi blu".

Ma a dispetto delle previsioni ottimistiche, il parlamento ribelle, guidato da Omar al-Hassi, ha deciso di rimanere fermo sulle sue posizioni. Per Tripoli, in linea con quanto deciso dalla Corte Suprema, le elezioni che hanno portato al potere il governo riconosciuto dalla comunità internazionale sono illegittime. Inoltre, il Congresso Nazionale vorrebbe un immediato disimpegno della truppe di Haftar.

Tale proposta, nella situazione data, appare impraticabile. Tanto più che il governo ribelle è in balia di forze jihadiste legate all'Isis e ad Al-Qaida. E ciò, ovviamente, lo rende ostile non solo a paesi come Egitto ed Arabia Saudita, ma anche a Stati Uniti e Unione Europea.

Che sul Congresso della capitale, poi, influiscano le componenti più estremiste è certificato da quanto avvenuto nel corso dell'ultima settimana. Una corrente in seno alla cosiddetta coalizione Alba della Libia, capeggiata dal leader di Misurata Salah Badi e da altri comandanti provenienti da Tripoli, Gyariyan, Zawia e Sabratha, ha fatto pressione per disertare Ginevra, opponendosi ad alcuni Consigli municipali che invece avevano dato la loro disponibilità ad un avvio del negoziato. E alla fine la fazione più oltranzista ha avuto puntualmente la meglio.

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