Riforma Gelmini: l'autoriforma dell'Onda parte terza. La didattica

Concludiamo il nostro viaggio nella proposta di autoriforma dell'Onda studentesca con il terzo e ultimo documento: la Didattica. Ricordo che ieri abbiamo affrontato il Diritto allo studio e la Ricerca, sempre utilizzando come fonti primarie i documenti espressi dal movimento nella maratona assembleare svoltasi alla Sapienza nei giorni scorsi.

La didattica, dicevamo. In realtà il comunicato che se ne occupa consta di due sole pagine, segno che non c'era poi tanto da dire se teniamo conto che buona parte della prima è occupato da uno sfoggio di retorica più simile a uno sproloquio che a una presa di posizione. Mi spiace doverlo dire, non vorrei apparire spocchioso, ma le parole sono importanti come ha detto giustamente qualcuno molto più ferrato di me, e se già eravamo inorriditi di fronte alla frase introduttiva "l'assemblea è stata partecipata", che cosa dovremmo pensare di fronte a concetti come:

"Al tempo stesso queste differenze e pluralità attestano tanto l'inevitabilità di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti specifici...".

E poi ancora:

"Dall'assemblea si è prodotto un dibattito espressione dell'esigenza dei differenti nodi (modi?) progettuali di affrontare una discussione sull'autoriforma della didattica che dovesse tener conto dell'articolazione di un confronto assembleare dal quale potessero risaltare la volontà di avviare un processo costituente e non di arrivare a una definizione finale ed univoca delle pratiche che nell'attraversamento quotidiano delle facoltà e degli atenei già aprono spazi di riappropriazione e di decisione."

Tutto questo in pratica per dire che si è cercato di esprimere una sintesi delle varie posizioni. Francamente spiace vedere dei ragazzi che hanno la giusta pretesa di arrivare a una soluzione concreta, scendere sul campo del "nemico" utilizzando le più bieche e prolisse manifestazioni retoriche. Se da qui deve nascere la nuova generazione di politici siamo a posto...

Ma saltiamo oltre e passiamo ai fatti. I punti espressi stavolta sono otto:

1) Abolizione del 3+2 e del sistema del credito. Perché no... peccato che subito dopo ci informino che il dibattito sulla questione non è sintetizzabile nel documento. Vaaaa bene.

2) Si vogliono accorpare gli esami considerati "parcellizzati". Per favorire un sapere critico e complessivo. Mah...

3) Si chiede una retribuzione equa per stage e tirocini. Giusto.

4) Si critica la meritocrazia e il modo in cui viene applicata in Italia. Benissimo ma anche qui non c'è una controproposta sul da farsi. La parte che afferma che non devono esistere poli di eccellenza è francamente utopistica e risibile.

5) Abolizione dei blocchi lungo il percorso di studio. Qui possiamo anche essere d'accordo, almeno in parte, ma bisognerebbe entrare nello specifico della proposta, analizzando caso per caso.

6) Abolizione della frequenza obbligatoria. Questo è sacrosanto. La frequenza deve essere una scelta. Se uno studente è in grado di apprendere solo dai libri non vedo perché debba essere discriminato.

7) Revisione dei piani di studio: vedi punto 5.

8) Ipotesi di corruzione negli atenei del Sud Italia. E' un problema che senz'altro esiste, ma qui viene incrociato con la necessità che ne deriverebbe di mantenere l'università nel pubblico. Un collegamento francamente incomprensibile e comunque non approfondito ulteriormente.

Si chiude chiedendo maggiori spazi partecipativi per gli studenti assieme a qualche altro concetto piuttosto nebuloso. L'impressione che ne deriva in generale è che nella protesta ci siano molte anime che si trovano d'accordo solo nell'opposizione alla Riforma Gelmini. Nel momento in cui si tenta di esprimere una mozione di proposta comune, la necessità di mediare le tante linee è talmente pressante da costringere a rimanere nel vago per non scontentare nessuno. Ciò non significa che non vi siano delle istanze giuste, ma così stando le cose non potranno che affogare nel mare magnum della retorica protestaria. A voi ogni commento.

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