Elezioni Grecia 2015: perché l'Europa ha paura di Tsipras?

Il leader di Syriza, in vista delle elezioni in Grecia di domani, sfida l'Ue minacciando di non rispettare il piano di austerity. Ma senza i prestiti europei, Atene rischia il collasso. E gli scenari apocalittici iniziano a farsi largo.

Le elezioni in Grecia distano ormai meno di 24 ore, e dopo qualche settimana in cui l'impegno dell'Europa è stato quello di calmare gli animi agitati da una possibile vittoria di Tsipras - evitando così che le borse continuassero a traballare per il solo timore di una vittoria della sinistra di Syriza - adesso sembra di nuovo giunto il momento dello scontro frontale tra i due nemici; tra Alexis Tsipras e la troika. Le parole di ieri del possibile futuro premier greco non sono andate giù a Bruxelles: "Non rispetteremo il piano di austerity".

E in effetti non ci si può aspettare che un candidato di estrema sinistra che ha impostato tutta la sua campagna elettorale sulla lotta all'austerità accetti il programma che la troika ha in mente per la Grecia in cambio del versamento dell'ultima tranche di prestiti: innalzamanto dell’età pensionabile, aumento dell’Iva sul turismo, maggiore flessibilità nei licenziamenti collettivi e altre misure draconiane quali quelle che i greci hanno visto fin troppe volte negli ultimi anni.

Sono misure che Tsipras non ha intenzione di accettare e l'ha detto chiaro e tondo: "Un governo Syriza non rispetterà accordi firmati dal suo predecessore, il nostro partito rispetta gli obblighi che derivano dalla partecipazione della Grecia alle istituzioni europee. Ma l'austerità non fa parte dei trattati di fondazione dell’Unione Europa". All'austerità, Tsipras contrappone invece un programma che parla di innalzamento di salari minimi e pensioni, blocco delle privatizzazioni e dei licenziamenti nel pubblico impiego.

Sono parole che all'Europa non piacciono, ma perché fanno così tanta paura? Lo scenario peggiore, in termini un po' grossolani, è questo: Tsipras vince le elezioni, forma il governo e non rispetta le richieste della troika, che nega quindi alla Grecia il prestito da 7 miliardi. Non solo: Atene dovrà anche fare a meno del quantitative easing lanciato da Draghi. La paura, quindi, è che Atene si ritrova nel giro di pochi mesi senza i soldi per ripagare gli interessi sul debito accumulato, e vada dritta dritta in default.

A quel punto la speculazione, come si dice, "fiuterebbe il sangue" e tornerebbe ad attaccare anche nel resto d'Europa, colpendo prima di tutte Spagna e Italia. Uno scenario da apocalisse, i cui primi segnali si sono intravisti nella corsa allo sportello che sta iniziando a verificarsi (ragion per cui Tsipras ha promesso che garantirà i depositi bancari, nel frattempo stanno arrivando i finanziamenti d'urgenza della Bce).

Al momento, quindi, le posizioni sono molto distanti e il rischio che si arrivi allo scontro fa prefigurare gli scenari peggiori possibili. Ma le cose difficilmente andranno così, né in Grecia né in Europa c'è voglia di far crollare tutto come un castello di carte. I tempi per le trattative sono abbastanza stretti, ma è facile immaginare che si arriverà a un compromesso. Che da un punto di vista finanziario potrebbe consistere in un allungamento dei termini per i rimborsi (si parla di decine di anni), la possibilità che vengano ridotti i tassi d'interesse e in qualche modo resi proporzionali all'andamento dell'economia greca, che meglio va e più paga. O magari accettando una moratoria sul pagamento degli interessi del debito pari a 9 miliardi all’anno. Ma per ottenere questo Tsipras deve accettare di far scendere ulteriormente un debito pubblico ormai al 171%.

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