Pd "renziano", nelle Marche verso una sconfitta storica?

Le fibrillazioni interne del Partito Democratico nazionale si ripercuotono inevitabilmente a livello regionale e territoriale, con l’aggiunta di “rogne” locali legate sostanzialmente ai giochi di potere dentro e fuori il partito.


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In questo senso, è emblematica la situazione nelle Marche, regione storicamente in mano alla sinistra, e da quando c’è il Pd, al centro-sinistra con l’ex diccì, ex Margherita (ex dirigente industrie Merloni di Fabriano), il lettiano pragmatico e un po’ flemmatico Mario Spacca, (buon) governatore da 10 anni.

In una regione dove tutti i dirigenti di partito e tutti i sindaci, assessori, consiglieri ecc. sono passati in un amen da bersaniani a renziani senza battere ciglio è stato proprio il governatore Spacca (e anche il presidente del consiglio Vittoriano Solazzi, ach’egli ex diccì, ex Margherita, poi Pd) a non salire sul carro del “rottamatore” e a dire chiaro e tondo di volersi candidare per il terzo mandato puntando sulla continuità del suo buon governo, capace quanto meno di reggere, pur con molta fatica, l’urto della crisi economica.

Non solo, papale papale, Spacca ha accusato il Pd di essere stato di fatto la zavorra della sua giunta e non certo il volano positivo nel rapporto fra palazzo e territorio e nella gestione della crisi. Si è aperto, quindi, un braccio di ferro sfociato presto in queste ore in una frattura insanabile.

Da una parte Spacca ha chiesto ripetutamente le primarie di coalizione per il centro-sinistra, dall’altra il Pd, sempre più diviso e incerto, ha fatto propria – tardivamente - la richiesta del governatore ma con un veto… proprio a Spacca e a Solazzi, promotori nel frattempo di una associazione Marche 2020, tradotta in lista civica, pronta per candidare alle elezioni del 27 maggio Spacca presidente.

Il Pd, dopo giri di valzer e contorsionismi che hanno provocato nuove fratture interne ed esterne, lancia così le primarie di fatto solo del Pd, con due sfidanti entrambi ex DS, l’assessore regionale Pietro Marcolini (ex uomo di Spacca, bravo ma tecnicista e con bassa leadership) e l’ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, un professore che nella città di Rossini nessuno rimpiange.

Di fatto, il segretario regionale del Pd Francesco Comi non ha retto all’urto, non ha trovato una soluzione unitaria, è rimasto col cerino in mano, sostanzialmente con il partito a pezzi e gli alleati o fuggiti o sulla finestra, in attesa. Cosa resta del decantato centro-sinistra marchigiano a trazione Pd?

Il nazionale Udc ha imposto al suo regionale il “no” alle primarie dimenticandosi (anche) che il partito di Cesa nelle Marche è al governo: l’Udc che conta nelle Marche è con Spacca. Come sono con Spacca l’Ncd (c’è l’ok di Gaetano Quagliariello) e tutta l’area dei “centrini” – i moderati ex diccì e dintorni – con il segretario della DC Marche, l’ex uomo di Arnaldo Forlani che torna a rigirare il chiodo nelle ferite piddine: “ Confermiamo l’alleanza di centro-sinistra solo allargando la partecipazione a tutte le forze della società civile. E le primarie di coalizione devono essere aperte a qualsiasi candidato”. Come dire ai piddì sempre più disorientati e isolati: è colpa vostra se fate saltare l’alleanza e se andate al voto … da soli o quasi.

Fuori anche i Popolari dell’ex ministro Mauro e altri spezzoni. Chi resta col Pd? L’Idv mal ridotta anche se candida una persona in gamba quale l’ex Pci-Pds-Ds ecc Ninel Donini; il Centro Democratico del sempre ondivago David Favia e il drappello dei Verdi e del Psi. Inoltre ci sono i sindacati schierati contro il Pd (Cgil in testa) e altre importanti organizzazioni sempre più lontane dal partito renziano.

Spacca e Solazzi (alla fin fine "contenti" del veto del Pd, forse manna dal cielo ...) sorridono sornioni, tessendo pazientemente la tela nella società civile, prosciugando pian piano il laghetto di quello che fu il grande mare della sinistra marchigiana. Il governatore Spacca porta ad Ancona il governing board della Macroregione e gongola: “Qui si concretizzano i progetti di infrastrutture e di servizi reali”. Come dire, noi costruiamo fatti, loro (il PD) solo bla bla.

Renzi ha inviato in riva all’Adriatico il vice Guerini, il quale deluso del can can se ne è ritornato mesto nella capitale, lasciando il bubbone come prima. L’esclusione di Marche 2020 dalle primarie sarà il capestro per il Pd lanciato verso una sconfitta storica?

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