Sospensione feriale dei termini: cosa cambia e a cosa serve

La Riforma della Giustizia Renzi: le conseguenze della riduzione della sospensione feriale dei termini

Matteo Renzi e Andrea Orlando

La Riforma della Giustizia del governo Renzi continua a far discutere, anche se ormai è chiaro a tutti che il decreto legge del 12 settembre 2014 verrà convertito in legge ordinaria così com'è, senza nessuna sostanziale modifica. Al centro del dibattito i famosi 45 giorni di ferie previsti per i magistrati dalla legge n.97 del 2 aprile 1979, modificata nell'occasione abbassando il periodo di ferie a 30 giorni. Questa modifica, non spiegata e così presentata sembra sacrosanta. 45 giorni di ferie sono effettivamente un po' troppi per tutti.

L'ANM contestò duramente questa Riforma, definendola "frutto di un compromesso" con "interventi contenuti che non toccano il tema centrale delle risorse, quello che condiziona in larga misura l’efficienza della macchina giudiziaria". Per l'ANM la riduzione del periodo di ferie, e quindi anche della sospensione feriale dei termini, sono sostanzialmente uno specchietto per le allodole, che serviva a distrarre il "pubblico" dalle storture e dalle mancanze di una riforma monca, nella quale mancano soprattutto gli investimenti.

Oltre alle critiche sul piano dell'organizzazione e cioè "sull'aumento degli oneri economici legati all’arbitrato e l’assenza di investimenti in termini di personale di cancelleria", l'ANM ha anche risposto sul tema ferie, bollando la polemica come un'offensiva insinuazione secondo la quale "la crisi della giustizia dipenderebbe dalla presunta irresponsabilità e scarsa produttività dei magistrati". D'altra parte i dati Cepej ("Commission européenne pour l’efficacité de la justice", tradotto "Commissione europea per l’efficienza della giustizia") non possono essere soggetti ad interpretazioni.

La magistratura italiana è la più produttiva d'Europa, nonostante il numero di magistrati sia tra i più bassi (34esimi su 46 paesi; 10,2 i magistrati ogni 100mila abitanti), mentre il numero di cause civili è tra i più alti in assoluto (quarti in Europa). Il dato più preoccupante è quello del personale di cancelleria ed amministrativo per i quali l'Italia è al sedicesimo posto; preoccupante perché per far lavorare al massimo regime i nostri magistrati, per come è strutturato il nostro sistema giudiziario, i cancellieri dovrebbero essere quasi in pari numero.

Anche per la mancanza di cancellieri se è vero che i magistrati italiani sono quelli più produttivi (2 milioni e 834mila procedimenti definiti contro 1 milione e 793mila dei colleghi francesi ed 1 milione e 586mila dei tedeschi nell'anno 2010), i processi durano comunque molto più tempo che negli altri paesi del Consiglio d’Europa: sono necessari di media ben 533 giorni per una sentenza di primo grado in ambito civile. I magistrati italiani in sostanza lavorano molto, ma non riescono a "chiudere" i processi in tempi brevi perché le cause civili sono quasi il doppio rispetto a paesi come Francia, Germania e Spagna, che possono contare su organici più numerosi.

La soluzione a questo problema sembrerebbe semplice: la giustizia italiana avrebbe bisogno di un sensibile aumento d'organico, sia per quanto riguarda i magistrati che per quanto riguarda cancellieri e dipendenti del settore amministrativo, così come di investimenti per migliorare le strutture.

Nonostante le carenze numeriche, le spese globali per far funzionare la zoppicante macchina della giustizia italiana sono le più alte d'Europa (4,2 miliardi l'anno), anche se gli stipendi sono in molti casi più bassi. Un dato sconcertante, la cui spiegazione va però ricercata nella totale disorganizzazione del sistema; partendo dagli esorbitanti canoni di affitto che si pagano in alcune città per strutture anche inadeguate alle esigenze, passando poi per le spese legate agli archivi, in alcuni casi tenuti in sedi diverse rispetto a quella del tribunale, sempre a costi esorbitanti.

Il caso più eclatante in tal senso è quello il Tribunale civile di Napoli che qualche anno fa ha appaltato, con necessità d'urgenza, il servizio a Italia logistica (società controllata da Poste Italiane) che custodisce i fascicoli a Scanzano di Foligno in provincia di Perugia. Ogni qualvolta un giudice o un avvocato ha bisogno di consultare un fascicolo deve presentare richiesta, attendendo poi anche diversi giorni la consegna con corriere espresso dall'Umbria. Questo scherzetto costa allo stato 150mila euro all'anno più le spese di consegna. Uno spreco nello spreco, in tempi di “risparmio sulla spesa”.

Naturalmente questo è solo un esempio, ma di sprechi di denaro a pioggia nel nostro sistema giudiziario ce ne sono tantissimi, e oltretutto contribuiscono a creare disagi e ritardi. Il comparto della giustizia avrebbe quindi bisogno di investimenti consistenti e non di riforme dal sapore punitivo che mortificano un lavoro tanto delicato, svolto nella stragrande maggioranza dei casi in condizioni di disagio.

Se Renzi pensa seriamente di velocizzare la macchina della giustizia con questa "riforma del compromesso" si sbaglia di grosso. Equivale alla prescrizione di un'aspirina ad un malato di cancro. Questa riforma in più offende la dignità di una categoria che, tra l'altro, tra i pubblici dipendenti è quella con il più basso tasso di permessi per malattia. E non tiene conto di un'altra ingiustizia clamorosa legata ai giorni di reperibilità che i PM sono tenuti a garantire anche nei giorni festivi e di notte, non beneficiando poi di alcun riposo compensativo che invece è previsto, per esempio, per le forze dell'ordine.

Se un PM è in reperibilità e trascorre una notte sul luogo di un incidente o di un crimine, il giorno successivo è comunque tenuto a presentarsi alle udienze già calendarizzate a danno forse del cittadino. Lo stesso discorso vale naturalmente per le scadenze che sono tenuti comunque a rispettare indipendentemente dalla durata delle udienze e dei lavori in camera di consiglio.

Certamente nella categoria ci sarà qualche PM o giudice che riesce a sottrarsi ai propri compiti, ma per la stragrande maggioranza, dati alla mano, l'impegno è costante e pressante. Uomini e donne spinti dal senso del dovere, spesso lasciati soli dalle istituzioni di fronte ai pericoli insiti in questa professione.

C'è poi un altro aspetto di questa riforma che andrebbe analizzato a mente fredda, e cioè senza il trasporto di chi sembra spinto più da intenti propagandistici e punitivi nei confronti della categoria dei magistrati, spesso considerata "scomoda" per la politica, piuttosto che dalla determinazione di chi vuole migliorare le cose. Il taglio delle ferie coincide in questa riforma anche con la riduzione della sospensione feriale dei termini, che non decorrerà più, come in passato, dal 1 agosto al 15 settembre bensì dal 1° al 31 agosto (nel decreto era prevista dal 6 al 31 agosto, ma è stato modificato in sede di revisione).

Innanzitutto bisogna distinguere le ferie dei magistrati dalla sospensione feriale dei termini per gli adempimenti. Le due cose sono ovviamente legate tra loro, ma non riguardano entrambe soltanto i magistrati. Il primo è il periodo di riposo che spetta agli appartenenti a qualsiasi categoria lavorativa, mentre il secondo riguarda soprattutto tutti quelli che entrano in contatto con il mondo della pubblica amministrazione e con quello della giustizia.

Partiamo da un fatto incontrovertibile: i tribunali non chiudono. Mai. Le cancellerie sono sempre aperte anche ad agosto. Quindi aver accorciato la sospensione dei termini non renderà un servizio in più al cittadino. La sua funzione è quella di sospendere lo scorrere dei termini processuali e procedurali, per consentire ai cittadini protagonisti, loro malgrado o per scelta, in vicende processuali, di non essere "disturbati" dalle procedure durante un periodo nel quale la stragrande maggioranza delle persone si sta godendo le ferie.

Ad essere sospesa è soltanto l'attività ordinaria, cioè quella che non ha carattere di urgenza, altrimenti, per evitare ad esempio che alcuni reati cadano in prescrizione, è già prevista una calendarizzazione straordinaria. Per il resto i magistrati continueranno ad andare in vacanza ad agosto, con l'unica conseguenza che ci sarà qualche udienza che verrà celebrata il primo di settembre anziché a partire dal 16 Settembre come previsto fino allo scorso anno. Sostenere che 16 giorni in più di udienze possano velocizzare il meccanismo ingarbugliato della giustizia è quantomeno audace.

La norma penalizza oltremodo anche avvocati e commercialisti, che saranno costretti a restare aperti più a lungo in agosto o a rientrare prima dalle ferie per preparare le udienze fissate ad inizio settembre e/o per procedere alle impugnazioni che prima della riforma sarebbero scadute solo a partire dal 16 settembre. Stesso discorso vale ovviamente per i magistrati, che già prima non restavano ad abbronzarsi sul bagnasciuga per 45 giorni consecutivi (ci sono comunque i turni da rispettare, nessuno 'staccava la spina' per 45 giorni di fila), ma approfittavano della prima metà di settembre per scrivere sentenze e ricorsi in scadenza dopo il rientro dalle ferie.

Questa riforma, in conclusione, non velocizza la giustizia ma semplicemente complica la vita a tutti: ai professionisti, in particolare a quelli all'inizio della carriera che il più delle volte non possono contare su una schiera di collaboratori ai quali delegare compiti; ma soprattutto complica la vita al normale cittadino al quale nel 2015 potrà capitare di essere citato come testimone in un'udienza fissata il 1 settembre, ricevendo la notifica solo il 28 di luglio. E lo stesso discorso vale per le multe e i ricorsi contro la pubblica amministrazione, la cui decorrenza si sospenderà sempre e solo ad agosto.

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