Forza Italia, Ncd, Ppi “a picco” come l’Nd di Samaras?

In piena continuità con il passato più o meno recente la politica italiana (partiti, leader e leaderini) sgomita per salire sul carro del vincitore, stavolta su quello di Tsipras, trionfatore delle elezioni in Grecia.


GRECIA: ANNUNCIATO NUOVO GOVERNO

A dire il vero c’è chi grida di più come volesse appropriarsi della vittoria del “rivoluzionario” greco (vedi il premier Renzi) e c’è chi (vedi Berlusconi&zone limitrofe) ride a denti stretti.

Un fatto è certo, il risultato elettorale greco non può essere ignorato: non solo perché incide direttamente sulle vicende europee (moneta, troika, politica di rigore o di sviluppo, egemonia della Merkel ecc.) ma lancia segnali precisi anche alle forze politiche italiane, alla sinistra, ma anche al centro-destra, specie a chi sta sotto l’ombrello più o meno virtuale dei cosiddetti popolari italiani (Fi, Ncd, Udc, Ppi).

Il motivo è semplice, la crisi di questi partiti è sotto gli occhi di tutti: sempre alla ricerca di identità, di leadership, di progettualità e capacità di governo, in un gioco dell’oca che alla fine riporta tutti sotto il tetto della casa di Arcore, felici e contenti come novelli “figliol prodigo” di essere messi in fila – accucciati – dal sempre verde inossidabile e intramontabile capo-padrone Silvio Berlusconi.

E’ vero, Forza Italia è oramai una scatola vuota e scende miseramente verso il 10 per cento nei sondaggi. Ma l’ex Cav riesce lo stesso a far valere oltre misura il patto del Nazareno con Matteo Renzi, ritagliandosi così un ruolo politico determinante, almeno in questa fase decisiva per la nuova legge elettorale e per l’elezione del nuovo capo dello Stato.

Così come è vero, altresì, che la pattuglia frastagliata dei cosiddetti centristi (Ncd, Udc, Ppi ecc) recita sempre la penosa parte dei capponi di Renzo (quello manzoniano), sempre a beccarsi per una briciola o poco più. Di questo passo, che fine fa il centrodestra italiano, che fine fanno quei partiti che si riconoscono nel Ppe?

Risponde Potito Salatto vice presidente dei Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro: “ Se i Popolari italiani non ritrovano un’unità di intenti, non si fanno interpreti reali delle difficoltà in cui versano i cittadini offrendo loro soluzioni rapide ed efficaci, non incidono con più determinazione sulle scelte governative di Renzi fatte soprattutto di ‘annuncite’, non riprendono un ruolo da protagonisti nel Ppe con i loro eurodeputati, corrono il rischio di fare la fine del presidente Samaras e del suo partito aderente al Ppe”.

Ma qual è, per l’Italia e per l’Europa, il segnale politico delle elezioni in Grecia? “Se l’Ue nel suo complesso – aggiunge Salatto – non interviene direttamente senza ulteriori esitazioni, privilegiando le politiche di crescita e non quelle del rigore, rischia di subire un effetto domino prodotto dalla Grecia che potrebbe portare alla disintegrazione di quel sogno europeo nel quale varie generazioni hanno creduto. La Merkel va ricondotta alla ragione nello stesso interesse del popolo tedesco. La storia dimostra che un’Europa germanizzata non ha futuro”. Già.

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