"La moschea a Milano non si deve fare". Intervista con Pier Gianni Prosperini. Parte seconda

I fatti di Mumbai hanno reso più attuali alcuni contenuti dell'intervista all'assessore regionale con delega alla sicurezza Pier Gianni Prosperini. Nel corso della prima parte avevamo affrontato il tema dell'immigrazione, soprattutto di marca islamica, della sicurezza in generale e di una sorta di razzismo al contrario vigente nel nostro paese. Riprendiamo proprio da qui.

Assessore, che idea si è fatto del caso del ragazzo ghanese pestato, sempre se le ipotesi del pm dovessero essere confermate, dalle forze dell'ordine a Parma?

Ora, non conosco il caso nello specifico, ma il fatto che sia stato un vigile... anzi dieci, mi lascia molto perplesso. Proprio per questa ragione se la cosa è avvenuta non la fanno franca di sicuro... e comunque chiediamoci anche cos'ha fatto e detto questo qui? Ricordiamoci che molto spesso da noi si è gridato al razzismo per niente, vedi il caso della somala che non voleva farsi perquisire e poi si è scoperto che era un'ovulatrice (le donne che inghiottono ovuli di cocaina per passare la dogana, NdR) e una spacciatrice.

Su molti casi lei ha avuto ragione. A Parma però c'è un procedimento penale aperto.

Ma certo, i pazzi ci sono dappertutto. Se le forze dell'ordine hanno abusato del loro potere è giusto che paghino.

Sfogliando le pagine del sito www.prosperini.it mi sono imbattuto in una Sua proposta di legge del 2004, relativa al divieto di indossare il burqa. Una legge del genere già esiste in Francia ma in Italia per ora è rimasta lettera morta. Alla luce del fatto che il problema sta divenendo sempre più d'attualità, pensa di riproporla in futuro?

In regione abbiamo in programma di realizzare una bozza di legge che preveda il divieto di circolare senza essere riconosciuti. Appena pronta ve la faremo avere. In pratica varranno le disposizioni relative alla foto sul documento: se vuoi girare devi essere riconoscibile. Il burqa lo mettano a casa loro. Oltretutto qui non stiamo parlando di un precetto islamico, bensì di un puro atto di sottomissione cui barbari costringono le loro donne.

Quando verrà presentato il progetto?

Sto aspettando la bozza di legge sul federalismo per vedere che poteri ci darà. Ma dal momento che secondo me sarà una bufala, ripresenterò personalmente una proposta di legge per Lombardia regione autonoma.

Non sarà semplice...

Basta insistere e prima o poi le cose arrivano. Non è pensabile che al giorno d'oggi ci ritroviamo ancora sottoposti a leggi romanocentriche e dissennate. Identico discorso valga per i luoghi di culto mussulmani, che si fanno dove il popolo decide vale a dire attraverso il referendum. Sempre tenendo conto che questa gente si è rivelata totalmente inadatta alla convivenza civile.

A questo proposito, c'è qualche novità per il nuovo sito della moschea di Milano?

No, è tutto fermo, e le dico chiaramente che non c'è nessuna intenzione di farla. Vogliamo scherzare? Combatteremo su questo fino all'ultimo perché si tratta di un atto di inciviltà nei confronti dell'identità lombarda e milanese. Milano e la Lombardia sono cristiane, cattoliche e rigorosamente di ceppo nordico-asburgico. Non abbiamo niente da imparare da gente che lapida una bambina perchè è stata stuprata da un gruppo di uomini. Berlusconi ha pienamente ragione quando dice che noi abbiamo una civiltà superiore. La nostra civiltà è superiore.

E qui torniamo al discorso dell'Islam moderato...

Ecco. Che vengano e ce lo presentino l'Islam moderato - che non esiste - perché da quello che abbiamo davanti non abbiamo sicuramente nulla da imparare. Guardi anche il caso di Hamas; adesso hanno ottenuto un'altra volta i soldi dall'Onu per comprare armi ed esplosivi per ammazzare la gente. E li chiamano poverini. E va be' che devo dire, forse moriremo tutti, ma spero almeno di morire combattendo.

Cambiamo argomento e parliamo del nostro meraviglioso dialetto, visto che da milanese con grande rammarico sto vedendo morire quella nostra lingua che ormai i ragazzi ignorano. Lei è noto per inframmezzare i suoi discorsi con citazioni in milanese, con grande effetto scenico e presa sulla platea. Pensa che sia ancora possibile salvare il nostro dialetto, magari con iniziative mirate anche da parte della regione o del comune, o dobbiamo rassegnarci inesorabilmente alla sua estinzione?

Dobbiamo rassegnarci, e le spiego anche perché. Abbiamo provato a fare le scuole di milanese. Non viene nessuno, non gliene frega niente a nessuno perché il dialetto non può essere imparato come una lingua, te lo devi sentire dentro; devi parlare in dialetto, sognare in dialetto. Per vari motivi storici in Veneto (Prosperini è vicentino di nascita, milanese di adozione, NdR) lo hanno salvato, qui invece non c'è niente da fare. Noi tutti gli anni promuoviamo dei corsi. Cominciano con 15 partecipanti, dopo una settimana diventano 10, poi 5 poi uno più il professore. E il motivo è semplice: usciti di lì con chi lo parlano?

Non pensa che potrebbe prima o poi esserci un ritorno alle vecchie tradizioni?

No! Il dialetto è finito; nella società multietnica non c'è niente da fare. Questa è una battaglia che io ho portato avanti per 15 anni, ma ho dovuto constatare che è persa. La Lombardia ha perso questa corsa e bisogna farsene una ragione. Il Veneto invece l'ha vinta.

Un'ultima battuta sulle proteste studentesche relative alla Riforma Gelmini. Che ne pensa?

Allora, cosa vuole pensare di una banda di individui (il termine non era esattamente questo, NdR) che non sa neanche cosa vuole. Hanno scritto "difendiamo la scuola pubblica" Ma chi l'ha mai voluta attaccare? "No alla chiusura del tempo pieno"... ma se aumenta! Sa cos'è la verità? Che le maestre, i maestri, e in generale gli insegnanti indecenti hanno paura a venire giudicati. Il multimaestro l'hanno inventato per dare lavoro e carpire il voto alle classi sociali disagiate. Era ora che tornassimo indietro.

Ma il governo andrà fino in fondo?

Mi auguro di sì. Non ho motivi per pensare il contrario, ma certo che se ritornano indietro stavolta facciamo una figura veramente da cioccolatai.

Pier Gianni Prosperini

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