Primarie Pd: nei sondaggi Bersani aumenta il vantaggio su Renzi

Se va avanti così Renzi può anche abbandonare i sogni di gloria. Sarà anche vero che non si può "fermare il vento con le mani", come ha detto il rottamatore, ma è anche difficile ignorare i segnali chiari che settimana dopo settimana arrivano dai sondaggi. E che dicono una cosa chiara: nelle primarie Pd in testa c'è sempre Bersani. Non solo, il segretario del Partito Democratico aumenta costantemente il vantaggio sul sindaco di Firenze. E Vendola? Il leader di Sel forse sta rimpiangendo di aver 'ceduto' alle lusinghe di Bersani e aver accettato di partecipare alle primarie nonostante numerosi punti deboli oggettivi (le primarie sono sempre considerate come 'del Pd', la sua candidatura è stata azzoppata dal processo a suo carico - dal quale è uscito pulito - e la polarizzazione sui due front runners l'ha decisamente penalizzato). Ma vediamo i numeri.

Che queste primarie siano una gara a due non è una novità. Ma la cosa è sempre più evidente: sia Bersani che Renzi aumentano le loro percentuali di gradimento rispetto alla settimana precedente: il segretario guadagna due punti e arriva al 41%. Anche il sindaco di Firenze guadagna, ma di un solo punto arrivando al 27%. Il distacco tra i due è notevole, 14 punti, ed è addirittura aumentato. A quasi due settimane dal voto per Renzi la rimonta sembra impossibile, il rottamatore può sperare solo che si arrivi al secondo turno - Bersani è comunque lontano dal 50% - e che lì si verifichi qualche sopresa. Può succedere?

In verità anche al secondo turno sembra avvantaggiato Bersani, visto che il 15% in dote a Vendola (che perde due punti rispetto alla settimana precedente) si dirigerà in buona parte nella sua direzione. Nonostante le grosse differenze tra il segretario del Pd e il leader di Sel, è difficile che i sostenitori del governatore pugliese diano la loro preferenza a un Renzi che si propone come candidato iper-riformista e lontano anni luce dal mondo sindacale. Quanto meno su questi aspetti Bersani è molto più rassicurante.

Qualche speranza per Renzi può venire dall'alto numero di indecisi (12%) che a quanto pare stanno anche aumentando. Anche se, certo, dovrebbe riuscire a conquistarli tutti per mantenere intatte le sue chance di andare a guidare le coalizione di centrosinistra che si presenterà alle elezioni. Un'incognita rimane il voto per Renzi che arriverà dai delusi del Pdl. Sappiamo che Renzi piace molto agli ex-berlusconiani e che è difficile stimarli nei sondaggi. Quello che non sappiamo è quanto questi delusi se la sentano di recarsi ai seggi del Pd, dare i due euro di obolo e firmare addirittura un albo pubblico in quanto 'sostenitore del centrosinistra'. Una volta di più, si capisce quanto le regole possano influire sulla partita. E quanto essere il capo del partito che queste regole le decide possa essere un bel vantaggio di partenza.

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