Il Guastafeste Di Pietro, la giustizia a due velocità del governo Berlusconi, l'impunità della Casta: Gianni Barbacetto a Polisblog

Il suo libro – intervista ad Antonio Di Pietro, intitolato non casualmente Il Guastafeste La storia, le idee, le battaglie di un ex magistrato entrato in politica senza chiedere permesso, uscirà solo domani, ma ha già iniziato a far discutere prima ancora di comparire sugli scaffali delle librerie.

Gianni Barbacetto, giornalista esperto di questioni politiche e giudiziarie, ha scelto di dedicare il suo ultimo lavoro al leader dell'Italia dei Valori, “un guastafeste, certamente, che ha rovinato il banchetto felice della Prima Repubblica e ora continua a spiazzare la politica con un’opposizione ruvida e netta: oggi Di Pietro sembra vivere un nuovo momento magico, ha ottenuto una grande visibilità mediatica e politica, ha conquistato un ruolo centrale nell’opposizione, ha consolidato il suo partito, ha moltiplicato i consensi”.

Perché hai scelto di pubblicare un libro-intervista sul politico guastafeste Antonio Di Pietro?

La spiegazione sta tutta nella prefazione, intitolata “La Versione di Antonio”: ho cercato di ricostruire il quadro politico attuale con lo sguardo di Di Pietro. Il libro descrive il Di Pietro politico di oggi, non soltanto il protagonista della stagione di Mani pulite. Indaga sui motivi per cui quest'uomo si è costruito un piccolo partito ed è riuscito a guadagnare una centralità e un rilievo tali da farlo sembrare il problema politico più grave ed urgente, sia per la maggioranza che per l’opposizione.

Quando gli ho fatto notare che il suo è accusato di essere un partito personale, che porta anche il suo nome (sullo stesso stile del Pdl di Berlusconi) ed in cui lui ha pieni poteri, Di Pietro mi ha risposto che il percorso di crescita democratica dell’Idv si sta ancora sviluppando: si tratta di creare garanzie per non farsi scippare il partito da gruppi organizzati esterni che se ne vogliono impossessare. Ora però starebbe crescendo una leadership interna all'Italia dei Valori, che potrà consentirgli di guadagnare in autonomia e democrazia.

La Giustizia sembra essere uno degli argomenti più spinosi per il governo del Pdl. L'ultimo inciampo in ordine di tempo riguarda la "messa in prova" per i colpevoli di reati con pene inferiori ai 4 anni, una strana sorta di depenalizzazione che si accompagna alla previsione del carcere per chi scarica rifiuti in strada o imbratta i muri....

Sono convinto che in Italia ci sia una giustizia a due velocità: rapida, feroce ed efficiente per i poveri cristi, dal reato di strada ai clandestini, a chi scrive sui muri. Dall’altra parte è sempre più difficile se non impossibile fare indagini sui colletti bianchi: va un questa direzione anche la messa in prova ideata dal ministro Alfano: fino a 3 anni già ora c’è la condizionale, dato che si tratta di reati più lievi. Oltre i 3 anni cambia la platea e ci sono dei reati che alla attuale maggioranza “stanno a cuore”, ma che sono piuttosto gravi. È la tendenza che si manifesta in tutti gli atti del governo, come sulle intercettazioni dove vogliono rendere impossibile l’intercettazione per reati finanziari, corruzione e reati societari e però vogliono dare la possibilità alla polizia di fare le intercettazioni preventive (con la polizia che avrebbe potere di intercettare chiunque su ogni tipo di indagine, mentre i magistrati potrebbero intercettare solo in casi straordinari). Questo significa avvicinarsi ad uno stato di polizia, dato che la magistratura opera in maniera trasparente e controllabile mentre l’esecutivo vuole dare potere a polizia e servizi che potrebbero creare dossier e indagare senza rendere conto a nessuno.

Il Parlamento italiano discute il Lodo Matteoli per mettere i ministri al riparo dalla giustizia ordinaria e il Parlamento europeo ha negato l'autorizzazione a procedere per Massimo D'Alema. La Casta continua a godere di immunità e impunità?

La Casta è un argomento che è stato tolto dall’agenda dei partiti e un po’ anche dell’informazione perché il governo ha alimentato delle campagne mirate a sostituire quell’argomento con altri più utili, come la sicurezza e i fannulloni. Sono stati così individuati nuovi nemici da combattere e non si parla più della cattiva politica. Il governo continua a fare leggi ad personam per salvaguardare ministri ed esponenti politici dopo aver salvato il premier con il lodo Alfano. In Parlamento destra e sinistra insieme votano per salvare deputati e senatori, come nel caso La Torre e Dell’Utri, le cui recenti telefonate con il boss Vito Roberto Palazzolo, latitante in Sudafrica, non sono state concesse ai giudici per il processo.
Le Camere continuano a salvare politici di destra e di sinistra, dimostrando una solidarietà di “ceto politico” per garantirsi dai controlli di legalità e dell’opinione pubblica. Storicamente i politici sono sempre stati allergici ai controlli, specialmente a quelli della magistratura, su cui si sta intervenendo pesantemente, ad esempio togliendo al Pubblico ministero il controllo della polizia giudiziaria, che così risponderà soltanto al potere dell’esecutivo. Durante l'intervista Antonio Di Pietro spiega che Mani Pulite è stata resa possibile proprio dalla riforma del Codice del 1989 che ha messo la polizia giudiziaria a disposizione del Pm, senza dover attendere le autonome e improbabili iniziative delle forze dell’ordine, che sono comunque dipendenti dal ministero dell’Interno e quindi dal potere politico.

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