Ore 12 - Il Pdl di Berlusconi come il Psi di Craxi?

altroGli assi portanti del bipolarismo italiano, Pdl e Pd, non godono buona salute.

Soffrono di malattie diverse. Ma il loro malessere si riflette sul Paese, che ne paga le conseguenze.

Dei due partiti, chi oggi sta peggio è il Pd, all’opposizione, in preda a convulsioni interne senza fine. Ma anche il Pdl, saldamente al governo, non è così florido come il “patron” assoluto Silvio Berlusconi vuol fare credere.

Fra poco il Pdl diventerà partito “unico” e Forza Italia e Alleanza Nazionale saranno un ricordo.

Di fronte a un evento politicamente di grande rilievo, non mancano in questa fase costituente, mugugni, malcontenti, dissensi.

Non è solo la solita questione della spartizione dei posti. Ci sono almeno due nodi di fondo, irrisolti.

Il primo riguarda l’identità di Forza Italia e di An, cioè i due partiti costituenti il Pdl. Di fatto sarà AN ad essere cancellato. E questo nel partito di Fini lascerà tracce, con dissensi e perdita di consensi.

Il secondo riguarda il carattere democratico della nuova formazione politica. Il Pdl, così come è stato Forza Italia, sarà la “fotografia” del suo leader, cioè Silvio Berlusconi.

Quindi, come Forza Italia, (e come tutti gli attuali partiti), il Pdl non sarà un partito “liberale”. Berlusconi crede che la (sua) leadership può sostituire la partecipazione. Partecipazione che, con lui al comando, diventa un orpello. Come la democrazia. Inutile.

Ecco perché non essendoci confronto interno, non servono regole; ecco perché ci si iscrive al nuovo partito attraverso internet; ecco perché quando si esce sconfitti (come recentemente in Trentino) Berlusconi rovescia la frittata: “Se c’ero io … “, e approfitta della debacle per rilanciare la giustezza della sua impostazione: “Il partito sono io”. Ed è così.

Evidentemente, anche in questa vicenda, la storia non insegna niente.

Facendo le debite differenze, il Partito socialista craxiano era un po’ l’antesignano di Forza Italia e del Pdl. Un partito “per il potere”, con un “uomo solo” al comando, che, nel bene e nel male, faceva e disfaceva tutto.

Tant’è che all’esplosione di Tangentopoli, persino nei vertici (Martelli, De Michelis, Amato ecc.) non sapevano (o fingevano di non sapere) come e perché il Psi e loro stessi sguazzavano nell’oro.

Fuori Craxi, il Psi si frantumò come colpito da una gigantesca esplosione. E fu la fine.

Non sono pochi a prefigurare la stessa scena nel Pdl quando, Dio non voglia, il Cavaliere sceglierà (o sarà costretto a scegliere) altre strade.

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