Che cos'è successo tra Bce, Troika e Grecia

La decisione della Bce di non accettare più i titoli greci trova l'appoggio del Fmi (e di Renzi), ma scatena la reazione del nuovo governo.

La Bce ha deciso che la Grecia non potrà più utilizzare i suoi titoli di stato per ottenere liquidità - decisione legittima, ma che avviene all'improvviso dopo che era stato concesso ad Atene di accedervi in deroga, visto che i loro titoli erano già a rating "spazzatura" - e subito si innesca un meccanismo che coinvolge più o meno tutti i componenti della famigerata Troika e fa scattare l'inevitabile reazione del governo Tsipras da poco insediato.

Andiamo con ordine, la decisione della Bce non solo avviene il giorno dopo l'incontro "fruttuoso" tra il nuovo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e Mario Draghi; ma capita nel bel mezzo di quello che è il tour europeo del ministro e di altri componenti del governo (tra cui Tsipras, accolto da Renzi in Italia) per provare a far digerire ai falchi del rigore la loro ricetta anti-austerity. Proprio nel momento in cui tutto questo sta avvenendo, parte il fuoco di fila contro il governo greco.

Della Bce abbiamo detto, ma la decisione del governatore Draghi è stata anche definita "giusta e opportuna" da Renzi; non solo, ha parlato anche l'Fmi: "Il programma per la Grecia è stato deciso per aiutare il governo greco e il popolo greco. E allo stesso tempo per evitare ogni pericolo di contagio. Continuare su questa strada porterà benefici alla Grecia e al resto d'Europa". Come dire, voi volete liberarvi della Troika, ma non è detto che vi sarà permesso. Anche perché la Grecia ha ancora bisogno di prestiti, quel che è da capire è se riuscirà a rinegoziare le condizioni.

Il fuoco contro il nuovo governo, però, non si ferma qui. Perché oggi Varoufakis ha tenuto un incontro cruciale, quello con il suo omologo tedesco Wolfgang Schaeuble, considerato niente meno che l'alfiere del rigore. L'incontro ha messo in mostra tutte le divisioni tra le parti e ha anche portato il ministro greco a fare un parallelo che in Germania potrebbero non aver preso bene: "Credo che tra tutti i Paesi europei la Germania sia quello che possa capire meglio questa semplice notizia: quando si scoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa, senza far intravedere la luce alla fine del tunnel, questa nazione prima o poi va in ebollizione".

Come dire, ci state trattando in un modo che potrebbe umiliarci al punto da far risorgere il nazismo. E in un paese in cui Alba Dorata è tra i primi partiti per consenso, non si tratta di una provocazione. A reagire è stato anche lo stesso Tsipras, attraverso il suo portavoce: "Il governo resta deciso nell'obiettivo del suo programma di salvezza nazionale approvato dal voto del popolo greco. Vogliamo convergere verso una politica europea che metterà definitivamente fine alla crisi dell'economia sociale greca. La Grecia non fa ricatti e non li accetta".

Situazione, insomma, incandescente. Che potrebbe fare qualche passo avanti l'11 febbraio, quando l'Eurogruppo discuterà proprio della situazione greca. Ma che cosa vogliono i duellanti? Semplificando al massimo, da una parte, quella della Troika, si chiede alla Grecia di rispettare le condizioni sottoscritte finora (ovvero, austerity); dall'altra si chiede di accettare il nuovo corso senza per questo far mancare gli aiuti, e anzi rinegoziando i patti per la restituzione del debito.

La situazione è critica, anche perché il crollo della borsa di Atene (che non ha coinvolto le altre borse europee) fa temere che possa partire una nuova corsa agli sportelli, che lascerebbe le banche senza liquidità. Da sottolineare, comunque, come la Grecia può ancora accedere alle linee di credito d'emergenza (Ela) attraverso la banca centrale di Atene e può finanziarsi con il fondo salva stati. Non può invece emettere titoli di stato, avendo già raggiunto il tetto massimo consentito. E per evitare il rischio panico che il portavoce del governo ha scandito più volte le parole più rassicuranti possibile: "La liquidità e il finanziamento del sistema bancario greco sono assicurati e non c'è alcuna ragione di preoccuparsi".

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