La fede perduta e poi ritrovata di Antonio Gramsci

La sinistra è quasi imbarazzata. Gli storici si affrettano a dire la loro: "Non risulta", spiegano in coro Giorgio Baratta, Beppe Vacca e Aurelio Lepre, per fare solo qualche nome. Francesco Cossiga, invece, conferma. La notizia del giorno, che scuote i palazzi della gauche italiana (a parte la vittoria di Luxuria) è la conversione al cattolicesimo, in fin di vita, del fondatore de L'Unità e del Pci Antonio Gramsci.

Ieri, da Radio Vaticana, monsignor Luigi De Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede, nel presentare un catalogo di santini ha rivelato che "Gramsci morì con i sacramenti". Ma, non solo: "Chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un' immagine del Bambino Gesù". Gramsci, ha spiegato il prelato, "è tornato in questo modo alla fede della sua infanzia". "La misericordia di Dio santamente ci perseguita. Il Signore non si rassegna a perderci", ha ricordato l'Arcivescovo ai "compagni" che "preferiscono tacere" su questo fatto. Eppure - ha confermato - "è proprio così".

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