Grexit: cosa succede se la Grecia esce dall'euro

Svalutazione, superinflazione, corsa agli sportelli e infine recessione. Ecco cosa succede se la Grecia lascia l'euro.

Grexit, ovvero: la Grecia che esce dall'euro e torna alla dracma, in seguito all'impossibilità di trovare un accordo con la troika sui prestiti da ottenere senza attenersi al piano imposto da Bce, Fmi e Commissione Europea. Sembrava uno scenario ormai dimenticato, ma il nuovo muso contro muso tra Alexis Tsipras e chi dovrebbe concedere ad Atene i prestiti necessari a evitare il fallimento dello stato fa riemergere paure che in campagna elettorale erano rimaste sepolte dall'entusiasmo.

Ma c'è davvero la possibilità che la Grecia torni alla dracma? Lo scenario non è il più probabile, molto più facile immaginare che un accordo in extremis venga trovato (bisognerà più che altro capire chi cederà tra i due contendenti), quello che è certo è che la Grecia ha più bisogno dell'Europa che viceversa, il che mette Tsipras e il suo governo in una posizione molto delicata. Sia chiara però una cosa: lo scenario del Grexit (nonostante nel nostro paese ci sia chi promuove un ritorno alla lira) è - stando almeno agli studi che circolano - al limite dell'apocalittico. Proviamo a renderlo il più schematico possibile.

Grexit: lo scenario se la Grecia lascia l'euro

L'impossibilità di ripagare il debito e il mancato accordo con la troika causa l'uscita di Atene dalla moneta unica. Prima di tutto questo porterebbe a una prevedibile corsa agli sportelli che rischierebbe di prosciugare la liquidità delle banche (con tutto ciò che ne consegue) fino a costringere il governo a bloccare i conti correnti e i movimenti dei capitali. Le stesse banche non avrebbero più la possibilità di accedere alla Bce e nemmeno ai prestiti internazionali (se non con un tasso di interesse elevatissimo causato dalla sfiducia nella tenuta della dracma). In tutto questo, per l'appunto, si tornerebbe alla dracma, con la conversione di tutti gli stipendi, le pensioni, i depositi, i contanti, ecc.

La svalutazione della dracma in confronto all'euro (che viene valutata attorno al 40/70%) avrebbe due sole conseguenze positive: l'export e il turismo. Che non è poco, ma sarebbe a fronte di una pesante svalutazione dei risparmi (che porterebbe a una nuova corsa agli sportelli) e una crisi bancaria per la svalutazione drastica dei loro attivi. Come per tutti gli scenari di questo tipo, si calcola anche la possibilità che l'inflazione schizzi alle stelle - si parla del 20%. Non solo: l'impossibilità di accedere ai prestiti costringerebbe il governo greco a due alternative: o aumentare le tasse (in una situazione già al collasso) o a procedere a fortissimi tagli della spesa pubblica (insomma, l'austerity che si sta cercando di sconfiggere rientrerebbe dalla finestra ancora più cattiva di prima).

Il circolo vizioso che prenderebbe il via in seguito a tutte queste tessere del domino che vengono giù una dopo l'altra e riassumibile in tre punti: nazionalizzazione delle banche (che in sé non è per forza una cosa malvagia), crollo del potere d'acquisto delle famiglie, con conseguente nuova gravissima recessione e aumento drastico della disoccupazione. Tutto questo in uno stato fallito e impossibilitato a finanziarsi sui mercati.

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