Libertà di stampa: nel 2014 una "regressione improvvisa". Male l'Italia

Il nostro Pese perde 24 posizioni nella classifica di Reporters Sans Frontieres

La libertà di stampa ha subito una "regressione improvvisa" nel 2014, secondo la classifica diramata oggi da Reporter Sans Frontieres. Regressione che riguarda in maniera generalizzata tutto il mondo, e anche l'Italia. Secondo l'organizzazione, uno dei motivi di questa violenta regressione è da ricercarsi nell'azione dell'Isis e di gruppi terroristici come Boko Haram. "C'è stato un deterioramento complessivo legato a fattori molto diversi, con l'esistenza di guerre di informazione, l'azione di gruppi che si comportano come despoti dell'informazione", ha detto Christophe Deloire, Segretario di RSF.

Nei due terzi dei 180 Paesi presi in considerazione dalla classifica si è verificata una flessione. All'ultimo posto troviamo l'Eritrea, preceduta da Corea del Nord, Turkmenistan e Siria, solo un posto davanti alla Cina (176°). In fondo alla classifica i dati sono invariati rispetto all'anno scorso. Tra gli altri Paesi osservati speciali, l'Iraq è 156° e la Nigeria 111°. Questi Paesi hanno visto nell'anno la permanenza di "truppe nere" dell'informazione, e RSF sottolinea che le atrocità dello Stato Islamico in Siria e Iraq hanno avuto come conseguenza la fuga di molti giornalisti.

In cima alla classifica si conferma la Finlandia, per il quinto anno consecutivo in testa. E la Scandinavia si conferma la terra della libertà di stampa, con Norvegia e Danimarca rispettivamente seconda e terza, e la Svezia quinta dopo l'Olanda. Non va altrettanto bene ad altri piccoli Stati europei: il Lussemburgo passa dal quarto al diciannovesimo posto, il Lichtenstein dal sesto al ventisettesimo e Andorra dal quinto al trentaduesimo, il calo più consistente di questa classifica. Tra i Paesi europei, il fanalino di coda è la Bulgaria, al 106° posto, ma va male anche la Grecia, al 91° posto dopo il Kuwait.

E l'Italia? Il nostro Paese perde 24 posizioni e passa dal 49° al 73° posto. Il calo della libertà registrato è dovuto agli attacchi contro i beni dei giornalisti, in particolare contro le loro automobili. I giornalisti italiani hanno subìto 43 aggressioni fisiche e sono stati segnalati 7 casi di attacchi incendiari nei primi dieci mesi del 2014. Molti di questi attacchi sono opera della criminalità organizzata, ma sono aumentati anche i casi di accuse ingiustificate di diffamazione, saliti dagli 84 del 2013 ai 129 dei primi dieci mesi del 2014. La maggior parte di queste cause è stata intentata da personaggi pubblici che sono stati eletti nel paese e ciò costituisce una forma di censura, secondo i criteri di RSF.

First International Edition Of Charlie Hebdo Published Since Paris Terror Attacks

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