Libia, l'Italia scende in guerra contro lo Stato Islamico?

L'avanzata dell'Isis di fronte alle coste italiane fa paura. Il nostro paese pronto a porsi alla testa di una coalizione Onu.

È possibile che all'Italia tocchi nuovamente imbarcarsi in una guerra, nove anni dopo il ritiro delle truppe dall'Iraq e con 500 uomini ancora impegnati in Afghanistan? Questa volta tocca alla Libia, stato coinvolto nella primavera Araba del 2011 che ha portato alla caduta di Gheddafi. Com'è avvenuto quasi in tutti gli stati coinvolti da quelle manifestazioni di protesta (con l'importante eccezione della Tunisia), la situazione non ha fatto che peggiorare e ha portato al caos di oggi, in cui uno stato centrale praticamente non esiste e in cui la branca libica dello Stato Islamico continua ad avanzare.

Pensare a un califfato islamico dirimpettaio dell'Italia, a pochissimi chilometri dalla Sicilia, è ovviamente uno scenario da incubo, che fa pensare anche a una perdita completa del controllo sui flussi migratori. Per questa ragione il premier Matteo Renzi sta mettendo pressione agli alleati della Nato e al consiglio di sicurezza: l'Italia è pronta a mettersi alla testa di un'azione militare in Libia, con un contingente di 5mila uomini (secondo alcune indiscrezioni) e ovviamente sotto l'egida dell'Onu. Si tratterebbe di una missione di interposizione sulla falsariga di quella tenuta in Libano, Unifil, che ha fatto da cuscinetto tra le forze israeliane e quelle libanesi.

In questo modo l'Italia punta anche a porsi a guida di una politica estera mediterranea strategica e a lungo termine, come le viene richiesto da molto tempo da parte degli analisti. Difficile però pensare a una missione di peace-keeping, dal momento che sarebbe prima necessario trovare un accordo preliminare tra il governo e i combattenti; si tratterebbe quindi di una vera e propria missione di guerra con lo scopo di riportare la pace dove oggi ci sono i combattimenti. L'Italia, rispetto agli altri paesi, può puntare alla guida della coalizione per via dei suoi storici rapporti con la Libia, per il fatto di essere l'unico paese con un'ambasciata ancora aperta e anche per la via della presenza dell'Eni e degli interessi che l'Italia ha in Libia.

Ma quando dovrebbe partire questa missione? L'Italia punta a fare il prima possibile, prima che la situazione sia completamente compromessa, si parla della fine di febbraio. D'altra parte, stando a quanto detto da Renzi, questa crisi dev'essere valutata con la stessa serietà con cui si valuta quella ucraina. E, anzi, per l'Italia questa è una situazione che comporta ancora maggiori rischi. Bisogna però capire se e quando le Nazioni Unite daranno all'Italia il mandato una leadership che porti il nostro paese a combattere con i miliziani e a dare il via prima di tutto ai negoziati con le varie tribù, fazioni e governi che si spartiscono il caos libico per provare a impedire un vero teatro di guerra..

La domanda infatti è: davvero l'Italia è pronta a scendere in guerra? Per il momento è più probabile che si provi a passare da pressanti negoziati con le varie forze in campo, per poi magari inviare delle truppe a supervisionare la situazione (con tutti i rischi che abbiamo imparato a conoscere in questi anni Duemila); ma non si può escludere che alla fine lo scenario sarà di vera e propria guerra. Prima, comunque, bisogna attendere le mosse dell'Onu; cosa che sicuramente allungherà i tempi auspicati da Roma.

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