Bolzaneto, il g8 e la Social card: viaggio in un' Italia a pezzi



"La mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)"

Ecco un breve passaggio dell'atteso documento del tribunale di Genova che spiega le motivazioni delle contestate sentenze sulle notti di Bolzaneto. Leggerle è l'ennesima prova agghiacciante di come l'Italia sia un paese a pezzi.

A pezzi in quanto Genova e il g8 rimarranno come segno indelebile alle porte di un 2009 in cui l'Italia si prepara ad ospitare il primo g8 dopo quello del 2001, a pezzi giustamente la reputazione del paese all'estero (qui un esempio dal Guardian), con casi come questi aggiunti ad un premier che ha un potere interno tale che neanche in paesi segnalati come "non democratici"...

A pezzi perchè il clima della paura e dell'intolleranza veleggia gonfiato da politici irresponsabili e violenti, Lega in primis; che in un momento di crisi non accoglie la diversità come valore ma come capro espiatorio. Quindi, oggi, una società verso un declino inarrestabile. Un esempio. La Social card di Tremonti ( in realtà come rivela Italia Oggi “Social Master Card” contenendo un regalo di 7.5 milioni di Euro all’impresa multinazionale che gestirà materialmente l’elemosina di stato alle fasce più povere) sarà infatti destinata solamente ai cittadini italiani residenti, con l’esclusione quindi dei "non cittadini" contribuenti, anche dei cittadini comunitari.

In questi punti si disvela l'ideologia di Tremonti "dio patria e famiglia", in una concezione aberrante dello stato che fa un salto indietro di almeno 70 anni. Perfettamente centrto il commento di N.Grigion del Progetto Melting Pot Europa:


E’ un momento eccezionale questo, uno di quelli in cui si devono e si possono salvare le banche dal tracollo, si dice. Non è lo stesso invece per centinaia di migliaia di lavoratori migranti. E’ una forma di welfare questa perfettamente in continuità con il passato, basata appunto sulla cittadinanza e non sulla redistribuzione della ricchezza tra tutti i soggetti che contribuiscono a produrla. E’ evidente che nel mondo della comunicazione globale, nell’era dell’economia della conoscenza, della produzione a mezzo cervello, relazioni, affetti, tutte le figure sociali sono oggi produttive. Sono i massimi economisti mondiali a dirlo. Con la "Social Card" si afferma l’esclusione dall’accesso a queste misure di welfare straordinario anche di chi pienamente contribuisce, dal punto di vista fiscale, contributivo, previdenziale, alla spesa dello stato.Basta ricordare un dato emblematico, ripreso dal Dossier Statistico immigrazione 2008: a fronte di una contribuzione (escluso il dato previdenziale) pari a circa 3.800.000 euro, da parte dei nuovi cittadini (con permesso di soggiorno e carta di soggiorno), la spesa dedicata ai cittadini migranti è solo pari a 1.000.000 di euro. Anche la spartizione delle briciole parla il linguaggio dell’ esclusione.


Come suggerisce Marco Travaglio, evviva l'ottimismo governativo di Berlusconi con la sua geniale soluzione modello telepromozionale: "consumate, consumate, consumate".

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