Usa 2016: Rand Paul sarà l'anti Bush alle primarie repubblicane?

> on February 27, 2015 in Washington, DC.

Rand Paul, senatore vicino al Tea Party, ha vinto per il terzo anno consecutivo la consultazione della Conferenza del movimento conservatore americano (Cpac). La competizione si è svolta tra i potenziali candidati del Republican National Committee (Gop) alle elezioni presidenziali americane del 2016. L'esponente dell'elefantino ha ottenuto il 25,7% dei voti, mentre Jeb Bush, ex governatore della Florida e probabile candidato per la corsa alla Casa Bianca, è arrivato solo quinto, con l'8,7%.

Paul, di professione oculista, è stato eletto senatore nello Stato del Kentucky il 2 novembre del 2010. La sua candidatura venne sostenuta da un movimento popolare on-line e divenne un caso nazionale. Si è sempre distinto per una decisa azione per l'alleggerimento fiscale nella sua attività al Congresso. Nel 2011, votò contro la legge sui tagli di bilancio, sostenendo che la decurtazione prevista dal provvedimento (4 miliardi di dollari) non era sufficiente. Il punto nodale della sua visione politica, in linea con il movimento liberista e populista del Tea Party, nato durante la presidenza di George W. Bush, è quello dell'abbassamento delle imposte e del non intervento pubblico nel settore privato.


Non è ancora certo se Paul scenderà in campo per le primarie repubblicane, ma pare che in molti glielo stiano chiedendo nel partito. E' uno dei pochi che è in grado di portare via voti a Jeb Bush, anche se ha meno possibilità di conquistare un elettorato centrista. Tuttavia, negli ultimi mesi il cinquantunenne senatore del Kentucky ha ammorbidito le sue posizioni, cosa che lascia intendere che ha intenzione di estendere i suoi consensi.

Pur mantenendo le sue posizioni conservatrici in materia fiscale, si è dimostrato più incline al negoziato in sede congressuale. Inoltre, mossa molto interessante, ha dichiarato di essere pronto ad impegnarsi a superare quella che ha definito "la barriera tra afroamericani e repubblicani". Questa presa di posizione fa presagire che stia pensando seriamente a candidarsi alle elezioni presidenziali, che i repubblicani non potranno vincere se non cercando di guadagnarsi parte del voto delle minoranze. A tale riguardo, ricordiamo che Paul ha mostrato, rispetto ai suoi colleghi, posizioni più aperte sulla riforma dell'immigrazione. E ciò gli è valsa una certa simpatia fra l'elettorato dei latinos, che è da sempre più vicino ai democratici.

Anche la sua concezione della politica estera potrebbe creare qualche problema a Bush, perché rispecchia quello che è il sentimento prevalente degli americani. Paul non si professa né isolazionista né interventista. Preferisce parlare di operazioni mirate per la salvaguardia della sicurezza nazionale e allo stesso tempo pensa che gli Stati Uniti non dovrebbero assurgere al ruolo di gendarme del mondo.

Infine, ritiene necessario recuperare l'elettorato più giovane. Questo, a suo avviso, è stato attratto da Obama non tanto per le sue ricette economiche, quanto dall'approccio libertario sui temi etici e legati alla salute. Per questo motivo, Paul sembra intenzionato a non schierarsi aprioristicamente contro i matrimoni gay e la legalizzazione della marijuana.

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