Alessandro Sallusti agli arresti domiciliari

26 novembre, ore 12:30. Alessandro Sallusti agli arresti domiciliari, lo scrive lo stesso direttore de Il Giornale su Twitter



Oggi scadevano i 30 giorni di sospensione dell'esecuzione della sentenza a 14 mesi di reclusione per diffamazione. La procura di Milano ha optato per i domiciliari a causa del sovraffollamento delle carceri, in ossequio al decreto "svuotacarceri" che innalza da 12 a 18 mesi la pena che è possibile scontare a domicilio. Entro i prossimi 5 giorni l'arresto sarà effettivo.

In Senato intanto prosegue il tormentato iter della "salva-Sallusti", che a questo punto, se anche fosse approvata, arriverebbe troppo tardi e con dubbi benefici per i giornalisti.


Addio alla "Salva-Sallusti"? Rutelli: giusto il carcere per i giornalisti



Giusto una settimana fa, dopo i risultati delle elezioni americane, su Twitter si leggeva una battuta che recitava grossomodo così "La differenza tra gli USA e l'Italia è che di Romney non sentiremo più parlare, mentre Rutelli ce lo dobbiamo ancora tenere". Oggi l'ex sindaco di Roma, ex candidato premier, ex leader della Margherita torna a far parlare di sé intestandosi il merito dell'emendamento che, di fatto, potrebbe aver affossato il disegno di legge cosiddetto "Salva-Sallusti" che doveva riformare il reato di diffamazione a mezzo stampa. Ieri, a scrutinio segreto, il Senato ha approvato un emendamento della Lega Nord che reintroduce la pena carceraria per i giornalisti condannati per diffamazione: insomma, la legge che doveva salvare i giornalisti dalla galera, finisce per rispedirceli.

In realtà tutto il percorso del disegno di legge è stato accidentato: prima l'allungamento dei tempi, che Sallusti aveva addebitato a Fini, poi il tentativo di introdurre sottobanco il comma "ammazza-blog", infine quest'ultimo colpo che verosimilmente segnerà la fine del percorso parlamentare della "Salva-Sallusti", che finirà in un cassetto. Per la gioia di Francesco Rutelli, che si è così potuto vendicare del trattamento ricevuto dalla stampa per il caso-Lusi, e se ne vanta, visto che è l'unico a rivendicare il voto favorevole (e l'Api ha appoggiato la presentazione dell'emendamento leghista):

Abbiamo votato un emendamento ineccepibile… credo sia una delle leggi più favorevoli alla stampa che esistano in Europa.

Poi Rutelli tende una mano a Sallusti dicendo di essere disposto ad appoggiare la sua grazia, ma ribadisce che il carcere previsto dall'emendamento è sacrosanto. E a pensarla come lui sono stati 131 senatori, che con la scusa del voto segreto si sono espressi contro il governo. D'altronde era chiaro sin dal primo momento che la "Salva-Sallusti" era nata sotto una cattiva stella, prima di tutto perché era in pratica una legge ad personam, ma soprattutto perché i parlamentari evidentemente non erano poi così favorevoli all'abolizione del carcere, e anzi sono disposti a rischiare di mandare in galera i "propri" giornalisti pur di mandarci anche gli "altri".

E il diretto interessato? Alessandro Sallusti non l'ha presa bene, come è comprensibile: l'editoriale di stamattina si intitola "Fate ridere, fate pena" e Sallusti racconta che ieri nella redazione del Giornale era arrivata per lui la copia autografata del libro di Bobo Maroni, proprio mentre in Senato la Lega dello stesso Maroni in Senato votava a favore del carcere (poi il segretario leghista ha detto che l'emendamento era "una provocazione"), e ricorda che Maroni ha potuto evitare il carcere grazie a una legge ad personam che ha abolito il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. A caldo aveva invece scritto questo tweet



mentre oggi Vittorio Feltri rincara la dose sul leghista Castelli


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