Pd, primarie al “veleno”. Scoppia anche il caso Marche

Vince facile Matteo Renzi perché non ha avversari né dentro il Pd, con i dissidenti sempre indecisi nell’affondare la lama, né fuori, con un centrodestra privo di leadership, di progetto politico, di programma di governo.

Luca-Ceriscioli-candidato-Presidente-Centrosinistra-Regione-Marche

Qualcosa si muove, controvento, a livello territoriale, come dimostra la vicenda della regione Marche, dove il governatore Gian Mario Spacca, già (buon) presidente da due legislature con maggioranze marcate Pd, ha salutato i vecchi amici&compagni di partito, lanciando mesi fa Marche2020, una associazione che è diventata un partito “autonomo” pronto a fare da catalizzatore per una alleanza centrista (o di centrodestra?) scalzando il pidì dal governo regionale, storicamente in mano alla sinistra.

Le primarie del centro sinistra – di fatto primarie del Pd - fatte domenica primo marzo con una buona partecipazione e vinte dall’ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli hanno subito lasciato strascichi velenosi riaprendo nel partito fibrillazioni vecchie e nuove. Insomma, sono ancora le primarie a dire qual è lo stato di salute del Pd.

Non dappertutto si è verificato il caos dei mesi scorsi come in Emilia Romagna e in Liguria ma in Campania il caso De Luca rischia di rimescolare le carte interne al partito e non solo e, appunto, nelle Marche, il pidì non si riconosce nella vittoria di Ceriscioli, spaccandosi a metà, con la parte perdente che di fatto minaccia di disinteressarsi della campagna elettorale lasciando solo, nudo e crudo, il candidato del centrosinistra.

La vicenda marchigiana, apparentemente meno aspra di altre, è invece ancor più significativa perché mette in luce cosa è oggi il Pd nella sua identità, nel suo gruppo dirigente, nel suo modo di conquistare consenso e voti.

Nel pidì c’è aria così tesa che l’avversario di Ceriscioli, l’assessore regionale Pietro Marcolini sconfitto per 2800 voti su 43 mila elettori, non ha ancora detto sì all’invito del segretario regionale Pd Comi per la proclamazione ufficiale odierna del candidato alle elezioni del 10 maggio.

Non solo: l’ex sindaco di Pesaro, l’On Oriano Giovanelli direttore generale del gruppo Pd a Montecitorio, butta una bomba nel Pd pesarese e marchigiano: “La vittoria di Ceriscioli è una vittoria dimezzata perché, a differenza di Marcolini, il suo è un voto cammellato. Nel messaggio del vincitore non c'era un progetto politico per le Marche: solo un’Opa sulla Regione da parte di Pesaro. Il rischio è che il rottamatore Ceriscioli possa a sua volta venire rottamato alle Regionali. E con lui tutto il centrosinistra”.

Poi l’affondo di Giovanelli contro Ceriscioli: “Ma mentre il modello economico marchigiano entrava in una crisi drammatica tu che facevi? A che titolo oggi ti candidi ad un cambiamento? E se gli avversari usassero gli stessi argomenti su cui si è costruita questa vittoria dimezzata alle primarie?”. Giovanelli chiude con un “dipende…” rispetto all’impegno dei “perdenti” delle primarie nella prossima campagna elettorale.

Chiaro? E Renzi? Si è limitato ad alzare ieri il telefono facendo i complimenti al “vincitore” Ceriscioli. Quale è il vero Partito Democratico?

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