Salvini in Tv: 73 presenze in meno di due mesi

In meno di due mesi il segretario leghista ha parlato per più di diciotto ore di trasmissione. Davanti a lui solamente il premier Matteo Renzi

Nuovi e vecchi media al servizio di vecchie ricette politiche è questa la strategia “a tenaglia” con cui il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, è diventato, in pochi mesi, la più seria alternativa a Matteo Renzi.

Salvini parla a tutti e lo fa con canali diversi ben sapendo che ogni target va centrato con gli strumenti più adeguati. Sul web meglio Facebook di Twitter, è un social più diffuso e generalista, più popolare e sanguigno, mentre i 140 caratteri impongono di parlare più al cervello che alla pancia. Negli status si mescola l’alto e il basso, la provocazione alla domanda che crea engagement e il gioco è fatto.

Ma per parlare al popolo della Lega Nord e al potenziale bacino di Noi con Salvini occorre usare anche la televisione che resta la principale fonte di informazione degli over 50. Secondo un’indagine condotta da Geca Italia, Salvini è diventato il più presenzialista e il più ciarliero di tutti i politici italiani.

Il più presenzialista perché nei due mesi compresi fra il 1° gennaio e il 25 febbraio è stato in televisione per ben 73 volte, un’impresa degna del miglior Berlusconi, con la differenza che fra gennaio e febbraio non era in corso una campagna elettorale.

Il più ciarliero non tanto in senso assoluto (primato che spetta al premier Renzi, inarrivabile perché favorito dalle trasmissioni parlamentari e dalle conferenze stampa come premier), quanto in senso relativo ovvero relazionando il “peso” del parlato con il “peso” della notizia.

Se Matteo Renzi ha parlato per 55 ore 19 minuti e 31 secondi complementarmente a un tempo della notizia di 64 ore 46 minuti e 37 secondi, Matteo Salvini ha parlato per 18 ore 10 minuti e 16 secondi un tempo tre volte superiore a quello delle notizie che lo riguardano, vale a dire 5 ore 55 minuti e 15 secondi.

Insomma grazie ai dati di Geca si scopre che lo spazio del parlato del premier è inferiore alle voci fuoricampo che ne narrano le politiche, mentre Salvini è (sovra)esposto probabilmente in virtù di un linguaggio “forte” ed efficace che piace a chi ha “fame” di audience.

Settantatré presenze in cinquantasei giorni sono una vera impresa, d’altronde nei giorni della copertina di Oggi il segretario leghista aveva detto di essere pronto a tutto pur di trascinare il suo partito alla guida del centrodestra. Telegiornali a parte, Salvini ha presidiato il tubo catodico a tutte le ore dal giorno, dal caffelatte alla camomilla, dai programmi della mattina (27 presenze!) a quelli di seconda serata (18), passando per 8 ospitate in prime time.

Dunque 59h19’31” di parole per Renzi, 18h10’16” per Salvini, 12h11’37” per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, 7h45’19” per Silvio Berlusconi (che, come i campioni di razza, ha imparato a esporsi mediaticamente solo quando serve davvero) e 3h12’55” per Beppe Grillo. L’8 gennaio 2015, all’indomani della strage di Charlie Hebdo, Salvini ha fatto poker: quattro ore di televisione in un giorno, ospite di Agorà su Raitre, Omnibus su La 7, SkyTg24 e Porta a porta su Raiuno. Nei Tg monitorati da Geca Italia solamente il premier, papa Francesco, Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella sono stati più presenti. Quella del segretario leghista è una vera e propria offensiva mediatica e viene da chiedersi di quali performance sarà capace quando in ballo ci saranno delle elezioni amministrative.

ballaro 23 febbraio 2015 salvini

Via | La Stampa

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