Le milizie cristiane nella piana di Ninive

Nascono milizie cristiane assire per fronteggiare lo Stato Islamico in Iraq: dubbi sull'alleanza con i Peshmerga curdi

Il complesso quadro delle milizie armate che si fronteggiano in Iraq e Siria si arricchisce di un nuovo attore del quale si faceva un gran parlare già nelle ultime settimane: le milizie armate cristiane.

Di segnalazioni, sia in Siria che in Iraq, se ne erano avute moltissime, sopratutto negli ultimi tempi: dal Movimento patriottico libero in Libano (FPM, pattuglie di auto-difesa cristiano-maronite comparse nell'agosto 2014 ed armate da Hezbollah) fino ai gruppi di autodifesa nella Wadi el Nasara (la "valle dei cristiani" ad ovest della città di Homs) in Siria, passando da Sootoro, brigate paramilitari composte sopratutto di cristiani di rito assiro, in difesa della regione di Qalamun (dove si trovano importanti luoghi per la cristianità, come il convento di Maaloula) e della provincia di Jazira (dove secondo numerosi blog arabi sarebbe stata creata la General Agha Petros Academy, un'accademia militare animata proprio da cristiani); sul fronte iracheno invece era nota l'esistenza delle brigate Dwekh Nawsha (letteralmente "coloro che sacrificano", 250 uomini che ricevono armi e denaro dal Partito Democratico del Kurdistan), gruppo armato con un profilo identitario cristiano-assiro molto forte composto da qualche centinaio di uomini da tempo in armi contro i jihadisti.

Molti miliziani di Dwekh Nawsha sono cittadini americani e canadesi, molti ex-militari, arruolatisi contro il pericolo del Califfato: nel 2003, quando gli Stati Uniti invasero l'Iraq di Saddam Hussein e rovesciarono tragicamente il regime di Baghdad, i cristiani in Iraq erano 1,5 milioni (anche ben rappresentati, come nel caso di Tarek Aziz, braccio destro cristiano del raìs). Oggi sono meno di 500mila.

Secondo Vatican Insider a fine ottobre il patriarca caldeo Louis Raphael I aveva condannato la volontà di alcuni cristiani di rito orientale ad imbracciare le armi contro il Califfato, negando l'esistenza di "milizie cristiane" ma ammettendo l'esistenza di "persone che per libera iniziativa prendono delle armi per la difesa personale o per organizzare comitati di auto-difesa nei quartieri", spiegando:

"[...] Soffriamo tutti le stesse minacce e gli stessi pericoli, e non bisogna mai separare la difesa dei cristiani da quella degli altri. È ingiusto, e anche pericoloso, perché nutre diffidenze che possono trasformarsi in ostilità."

A raccontare una nuova storia sulle milizie cristiane è Matt Cetti-Roberts, un fotogiornalista inglese che in questo momento si trova sul fronte iracheno.

Roberts racconta la storia delle milizie Ninive Protection Unit (NPU), composte da cristiani di rito assiro al comando, tra gli altri, dell'anziano generale Benham, un ex militare dell'esercito di Saddam Hussein: formalmente alleati dei Peshmerga, gli assiri dell'NPU diffidano molto degli amici curdi dopo che questi, sette mesi fa, abbandonarono la resistenza di alcuni dei villaggi cristiani del nord dell'Iraq, consegnando questi ultimi nelle mani degli islamisti.

Da quel momento i cristiani assiri iracheni avrebbero deciso di imbracciare le armi formando brigate leggere: in queste ore oltre 200 cristiani assiri, nei pressi di Kirkuk, sono sottoposti ad un addestramento militare su tecniche di fanteria, gestione di armi leggere e lavoro in piccole unità di combattimento: la maggior parte di loro non ha mai nemmeno sparato. L'addestramento fa parte di quegli "aiuti" promessi dal governo degli Stati Uniti, messo in atto dai professionisti della formazione militare americana.

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In totale, scrive Newsweek ai primi di febbraio, i cristiani membri delle NPU sarebbero 3000 unità.

Le NPU si vestono con uniformi (una a miliziano) donate dai cristiani assiri all'estero, si addestrano grazie agli americani, si armano con fucili e pistole dei Peshmerga curdi, che mettono a disposizione delle NPU anche gli spazi dove addestrarsi: quando la formazione sarà ultimata dovranno restituire le armi ai curdi. I loro comandanti, che rispondono all'Assyrian Democratic Movement, cercano di integrare l'esistenza delle NPU nel futuro Iraq che probabilmente non nascerà mai, proponendo le milizie assire per compiti di guardia nazionale: piccole unità armate locali sotto la responsabilità ed il comando del governo provinciale.

Ma a Baghdad sembrano avere problemi più urgenti e le richieste formali delle milizie NPU sembrano essere le ultime di una lunga serie di documenti sul tavolo del governo e del ministero della Difesa; il problema del generale Benham, spiega lui stesso al fotogiornalista inglese, è che solo se le milizie faranno parte della guardia nazionale potranno ricevere armi da Baghdad, ma al momento sia il governo centrale iracheno che quello provinciale curdo sembrano non prestare attenzione alle richieste del generale.

Oltre alle milizie NPU esistono quelle della Nineveh Plains Force (NPF), che contrariamente alle prime ricevono aiuto e sostegno dai Peshmerga e dal governo regionale curdo.

La brigata NPF risponde direttamente al Bet-Nahrain Democratic Party, uno dei due partiti politici di matrice crisitiano-assira in Iraq, ma secondo il leader del partito Romeo Hakari anche i suoi miliziani nutrono la stessa diffidenza dei colleghi NPU verso i Peshmerga curdi: secondo Youra Moosa, uno dei coordinatori delle NPU, i curdi avrebbero come unico interesse quello di proteggere e consolidare i confini del Kurdistan (cosa che non è certamente un mistero e che, in parte, ha ragioni anche storicamente comprensibili).

Secondo Newsweek un mese fa erano 30mila i cristiani fuggiti dalla piana di Ninive:

"Questa è la nostra ultima occasione: se fallisce allora il cristianesimo in Iraq sarà finito."

ha detto John Michael, un cittadino britannico di origini assire arruolatosi nelle milizie. Per questo gli assiri della diaspora promuovono campagne di finanziamento e raccolta fondi, in particoalre negli Stati Uniti, in Australia e in Svezia, per i cristiani armati in Iraq.

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