Israele: 35 mila in piazza contro il Governo Netanyahu

In vista delle prossime elezioni generali del 17 marzo, le opposizioni sono scese in piazza a Tel Aviv per lanciare un programma alternativo di governo e per dire basta alle politiche del governo presieduto da Benjamin Netanyahu. La manifestazione è stata convocata da One Million Hands, campagna che promuove un accordo di pace tra israeliani e palestinesi e una svolta progressista nelle politiche economiche.

In Piazza Rabin sono affluite circa 35mila persone e molti rappresentanti dei partiti di centrosinistra, da Unione sionista a Meretz. Tra gli oratori che sono intervenuti, c'è stato anche Meir Dagan, ex capo del Mossad, che ha attaccato duramente il premier sulla questione iraniana. Rivolgendosi alla folla, ha condannato l'atteggiamento tenuto dal Presidente davanti al Congresso americano il 4 marzo scorso, quando ha aspramente criticato l'accordo per la non proliferazione nucleare tra Teheran e 5+1. A tale riguardo, l'ex capo dei servizi segreti ha detto: "nessuno nega che il programma nucleare dell'Iran sia una minaccia ma scendere in guerra con gli Stati Uniti non è certo la maniera per fermarlo".

L'organizzatore della manifestazione, Dror Ben Ami, ha voluto invece porre l'accento sulla politica interna: "l’attuale governo ha fallito sui fronti economico e sociale e non ha migliorato la sicurezza. Il paese è a pezzi". Queste parole intercettano sicuramente il sentimento di ampi strati della popolazione israeliana, che chiede un maggiore impegno per l'occupazione e la fine della politica di costante militarizzazione del territorio e di espansione degli insediamenti colonici.

Su quest'ultimo tema, così come sul riconoscimento dello Stato della Palestina, il partito del premier, il Likud, continua ad usare toni sciovinisti. Come evidenziato dal New York Times, Netanyahu ha pronunciato parole "concilianti" sulla questione palestinese nel suo viaggio a Washington, ma allo stesso tempo in campagna elettorale non manca di assumere posizioni opposte. Proprio ieri il Likud, come riportato da Nena News, ha diffuso una nota nella quale si afferma che "il primo ministro ha detto che nessun territorio sarà ceduto nelle mani di estremisti islamici e organizzazioni terroristiche, non ci saranno concessioni né ritiri. È semplicemente irrilevante"

Tale oltranzismo è giustificato dal fatto che Netanyahu, determinato ad ottenere un terzo mandato, ha deciso di fare il pieno di voti presso l'elettorato più conservatore e di stringere alleanze con i partiti ultra nazionalisti, indispensabili per ottenere la maggioranza.

La propaganda del Likud è incentrata sul tema della identità e della paura. Il partito del premier, in caso di vittoria dei laburisti, si dice sicuro di una proliferazione del terrorismo islamista e agita perfino lo spettro dell'Isis. Diciamo "perfino" perché tra le varie fazioni combattenti palestinesi e lo Stato Islamico non è mai stato siglato nessun accordo. Inoltre, facciamo presente che "Il Califfato" non ha speso nemmeno una parola su Israele.

I sondaggi dicono che tra poco più di una settimana ci sarà un testa a testa alle urne. Tuttavia, Bibi è sempre qualche seggio avanti sui suoi diretti concorrenti.

Opposition Rally In Israel

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