Elezioni, Israele: La campagna della destra tra paura, identità e demagogia

Le politiche di militarizzazione del territorio, i continui piani di espansione degli insediamenti colonici, l'attacco a Gaza, i programmi economici di matrice liberista non hanno portato grandi vantaggi al popolo israeliano. Negli ultimi anni la sicurezza interna non è aumentata e i tagli ai sussidi delle famiglie e al welfare rivelano un quadro di insieme che non è molto confortante. Eppure Benjamin Netanyahu è ancora considerato nei sondaggi come il candidato più gradito nelle prossime elezioni presidenziali del 17 marzo. E non se la passa male nemmeno il suo partito, il Likud, di soli tre seggi indietro rispetto a Campo Sionista.

Bibi e le formazioni che lo sostengono, molto probabilmente, non stravinceranno questa volta, ma sanno come limitare i danni. Il segreto del loro successo nei sondaggi sta tutto nella strategia adottata in campagna elettorale.

I capisaldi della propaganda del Likud e delle altre forze di destra sono sempre gli stessi: identitarismo, nazionalismo e speculazione su un sentimento di paura diffuso (amplificato dai media). Tre elementi, questi, che da sempre sono molto efficaci per creare consenso, soprattutto in momenti di crisi. Rappresentano una risposta irriflessa e rapida in grado di canalizzare "immediatamente" l'incertezza generale, occultando le cause economiche e sociali dei conflitti.

A meno di una settimana dal voto, l'ultima trovata che ha fatto scalpore è arrivata da Avigdor Lieberman. Domenica, il ministro degli Esteri israeliano (del partito Israel Beytenu) ha rilasciato una dichiarazione agghiacciante. Parlando degli arabi sleali nei confronti dello Stato di Israele, come riportato da euronews, ha detto:

"Mi piacerebbe dire che chi è con noi dovrebbe ottenere tutto ciò che desidera, ma per quelli che sono contro di noi, non c‘è niente da fare… dovremmo prendere una scure e tagliare loro la testa. Altrimenti qui non sopravviveremo"

Tali parole, pronunciate da un esponente di primo piano di un governo democratico, lasciano di stucco. E la cosa più inquietante è che le opposizioni di centrosinistra hanno taciuto, nemmeno un commento a riguardo. Ciò, ovviamente, palesa tutta la loro fragilità, l'incapacità di spiegare agli elettori un programma alternativo. La paura del terrorismo e un certo razzismo rispetto alla minoranza araba del paese sembrano destinate a non essere sfidati a viso aperto: il rischio è quello di perdere consensi. In questo modo, però, non solo si feriscono i più basilari principi democratici, ma ci si condanna ad una subalternità culturale rispetto agli ultra conservatori.

Le frasi di Lieberman si inseriscono in un contesto più ampio. Tutto il marketing elettorale della destra è improntato a recuperare voti, facendo leva su un sensazionalismo becero. Gli spot elettorali raccontano bene questa modalità di comunicazione. Il più famoso, che ha avuto molta diffusione sul web, è uno del Likud in cui viene descritta una possibile vittoria del centrosinistra come l'inizio del dominio dell'Isis su Israele.

Netanyahu, poi, gioca abilmente le sue carte per lanciare segnali rassicuranti a chi nega sistematicamente la nascita di uno Stato palestinese. Come evidenziato dal New York Times, il premier ha pronunciato parole "concilianti" sulla questione nel suo viaggio a Washington, ma allo stesso tempo quando parla da Tel Aviv assume spesso posizioni opposte. Proprio lunedì scorso il Likud, come riportato da Nena News, ha diffuso una nota nella quale si afferma che "il primo ministro ha detto che nessun territorio sarà ceduto nelle mani di estremisti islamici e organizzazioni terroristiche, non ci saranno concessioni né ritiri".

Inoltre, il Presidente ha saputo piegare con astuzia la sua politica estera ad esigenze elettorali. Basti guardare cosa è accaduto quando ha parlato davanti al Congresso americano, il 4 marzo scorso. Le aspre critiche espresse contro l'accordo sulla non proliferazione nucleare tra Iran e 5+1, vanno lette proprio nella duplice direzione di accontentare sia gli strati della popolazione che vedono in Teheran un nemico assoluto sia le élite economiche. Queste ultime sono molto spaventate dalla fine delle sanzioni e da un rinnovato protagonismo nell'area mediorientale della Repubblica islamica.

Infine, l'orgoglio nazionalista si rivela uno dei cavalli di battaglia della destra. Si vedano il progetto di legge su "Israele Stato della Nazione ebraica" e le continue rassicurazione fornite ai coloni illegali ebrei.

Dalle prossime consultazioni, quasi sicuramente non uscirà una maggioranza chiara. E alla fine Bibi grazie alle sue posizioni oltranziste, e spesso demagogiche, riuscirà ancora una volta a spuntarla. E non è detto, anche se lo escludono categoricamente, che le forze di centro e di sinistra non siano costrette ad allearsi proprio con il Likud per garantire un governo al paese.

Israelis Killed In Synagogue Attack

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