Adozioni ai single, ritirato l'emendamento

L'emendamento, infatti, avrebbe eliminato la dicitura che impedisce ai single di adottare un minore

Era prevista per questo pomeriggio la discussione in Senato sul ddl 1209, che avrebbe dovuto modificare la normativa su affido e adozione, estendendo quest'ultima anche alle persone single.

Questa mattina, invece, l'ipostesi è saltata prima del previsto: la senatrice del PD Francesca Puglisi, promotrice della proposta, ha ritirato dapprima l'emendamento e poi l'odg al ddl sulle adozioni dei minori da parte delle famiglie affidatarie.
In Italia, al momento, la legge prevede solo l'affido a persone single, ma non l'adozione - tranne per casi particolari -  che necessita, tra i vari requisiti selettivi, che la domanda venga fatta da una coppia sposata o stabilmente convivente da almeno tre anni.

Il testo che si attendeva oggi in Aula prevedeva una sorta di unificazione tra affido e adozione, agevolando la strada agli affidatari singoli che hanno da tempo in consegna un minore, aprendo loro le porte dell'adozione. L'emendamento, infatti, avrebbe eliminato dall'art. 1, comma 1, capoverso 5-bis. del Ddl, la dicitura «sussistendo i requisiti previsti dall'articolo 6», che sono quei requisiti che impediscono l'adozione.

Nulla di fatto, invece. Complici, probabilmente, i tanti commenti negativi e le preoccupazioni arrivate da parte di Associazioni, come il Tavolo Nazionale Affido che sulla pagina del proprio sito aveva commentato che

"il passaggio dall'essere famiglia affidataria di un minorenne al divenirne famiglia adottiva, tema assai rilevante e complesso, si ritiene adeguatamente circoscritto ai soli casi in cui gli affidatari siano in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 6 della legge 184/83 (l'essere coniugati e il dimostrare la stabilità del rapporto di coppia, il possedere una certa differenza di età con il minorenne) il che evita improprie derive verso l'adozione di minorenni da parte di persone single o anziane".

Contraria era anche l'opposizione, che ha descritto l'emendamento del PD come un "subdolo tentativo da parte della sinistra di scardinare la famiglia", come ha dichiarato Alessandro Pagano, deputato di Area popolare (Ncd-Udc), convinto che l'approvazione in Senato avrebbe aperto le porte "alle adozioni gay e, di fatto, rende addirittura irrilevante lo stesso ddl Cirinnà sulle unioni civili”.

Questo il primo commento della senatrice Puglisi:

"L'intento di quell'emendamento non era aprire a scorciatoie per l'adozione dei single, ma piuttosto equiparare i diritti dei bambini che vanno in affido familiare a single, come già la legge permette di fare (e meno male!), perché l'affido familiare, legato alla disponibilità delle persone, negli ultimi cinque anni è calato del 16 per cento. Quindi, si trattava di equiparare i diritti dei bambini che un tribunale e i servizi sociali decidono di dare in affido ad un single a quelli dei bambini che un tribunale e i servizi sociali hanno invece affidato a famiglie regolarmente sposate".

Con il ritiro dell'emendamento, resta tutto come è, con l'adozione da parte di single solo in casi specifici, quelli per esempio in cui il minore sia portatore di handicap, o che ad adottarlo sia il coniuge del genitore. In queste circostanze la legge prevede che l’adozione sia possibile a persone sposate anche da meno di tre anni, a persone non coniugate, per estensione interpretativa persino ai conviventi more uxorio. 

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