Gennaro Migliore: Commissario Pd a Tor Bella Monaca. Sarà la #lavoltabuona?

L'estate scorsa Gennaro Migliore ha abbandonato, dopo un'attenta riflessione, il gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà. Il politico napoletano, preso atto del 40% del Partito Democratico alle europee, aveva maturato l'idea che Matteo Renzi fosse l'uomo giusto per il cambiamento e che il Pse, che negli anni precedenti non aveva mosso un dito contro le politiche di austerity, fosse diventato l'orizzonte naturale entro il quale far valere le ragioni dei progressisti.

Le sua svolta per molti non era convincente: il contratto a tutele crescenti, la retorica degli 80 euro, la revisione dell'articolo 18 e le proposte sul demansionamento del Governo Renzi non parevano essere proprio in sintonia con le posizioni che avevano contraddistinto il suo impegno politico. Ma inutile fare il processo alle intenzioni in questi casi, meglio limitarsi alla narrazione dei fatti.

In un primo momento Migliore, coccolato dalla segreteria del Pd, pareva utile per risolvere situazioni particolari. Una personalità insieme renziana e di "sinistra", un Giano Bifronte, pronto a mettere insieme quello che difficilmente può essere coniugato. A tale riguardo, evidenziamo che nel giugno scorso, già prima che prendesse la tessera del nuovo partito, si parlava di lui come possibile candidato a sindaco di Napoli, cosa che l'ex Sel non disdegnava affatto.

Poi è arrivata la tessera, le cene di autofinanziamento con Renzi e la Leopolda. Gennaro sembrava a suo agio accanto al finanziere Davide Serra e al sindaco di Firenze Dario Nardella. Per lui si profilava un avvenire di sicuro successo alla corte del rottamatore.

Così ecco che viene investito del ruolo di deus ex machina nelle elezioni regionali campane. In sostanza, nella visione renziana, Migliore avrebbe dovuto risolvere le controversie del "ribelle" Pd regionale, evitando lo scontro alle primarie tra Cozzolino e De Luca.

Ma il Pd campano non si è piegato e ha costretto l'ex Sel a scendere in campo per le primarie, sfidando gli altri due candidati, che nel tempo avevano costruito un bacino elettorale molto solido. Migliore, però, si mostrava fiducioso. Sale a bordo di un furgone Volkswagen anni '60, molto hippy style, e incomincia la sua campagna #VaiMò, dal nome di un album di Pino Daniele. Si reca al Rione Sanità a Napoli, spiega i suoi progetti per una buona amministrazione, concede interviste alla stampa, si fa fotografare.

Tuttavia il marketing politico, e ahimè anche qualche buona idea, non bastano a cambiare la realtà. Migliore comprende che Cozzolino e De Luca non sono raggiungibili, allora meglio non bruciarsi, rimettendoci la faccia. Il neo deputato del Pd, dopo un incontro con il premier a Palazzo Chigi, si ritira, ma allo stesso tempo rivendica la breve esperienza da candidato: "mi ha consentito di raccontare un progetto di governo diverso, fatto di proposte concrete, entusiasmo, passione civile".

Arrivati a questo punto della storia, un riconoscimento per Migliore doveva pur arrivare. E così, in questi giorni, viene nominato da Matteo Orfini commissario PD del municipio VI a Roma, quello che comprende Tor Sapienza e Tor Bella Monaca. Quartieri, questi, attraversati da povertà, criminalità e degrado.

Per parte nostra, auguriamo al parlamentare democratico un buon lavoro, perché il suo partito, insieme all'amministrazione locale, hanno il difficile compito di progettare una riqualificazione delle aree periferiche romane, di ricostruire un senso di comunità e di dimostrare che esiste ancora una politica vicina alla gente, trasparente e in grado di far battere il cuore.

Quello che invece non ci auguriamo è che per Migliore il ruolo di commissario sia solo una "destinazione momentanea", anche perché l'attesa di nuove cariche "più prestigiose", calate dall'alto, è logorante. Insomma speriamo che sia #lavoltabuona per un impegno serio e incondizionato.

gennaro migliore

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