Guinea Equatoriale, violenze ed espulsioni di stranieri: il regime si prepara alle elezioni

La dittatura trova un accordo con la Cina che contribuirà alle elezioni-farsa di quest'anno. Nel paese dilagano le violenze contro i cittadini stranieri, Ong allertate

Equatorial Guinea UN Prize

Da settimane nella piccola Guinea Equatoriale, un paese di poco più di 600mila abitanti nel cuore dell'Africa Occidentale, si registrano continue violenze ai danni dei cittadini e lavoratori stranieri: il Paese sembra infatti stretto in una morsa di repressione e violenza dalla fine della Coppa d'Africa, durante la quale già si registrarono scontri e proteste nella capitale Malabo.

La repressione del regime non si è fatta attendere: già durante la semifinale Guinea Equatoriale-Ghana il match fu sospeso più volte e addirittura un elicottero è stato fatto volare poche decine di metri sopra le tribune dei tifosi ghanesi. Dalla fine della Coppa sembra che il regime del clan Obiang voglia vendicarsi per l'amara sconfitta (3 a 0 per i ghanesi), anche se la repressione delle ultime settimane nasconde anche altro: le prossime elezioni nel Paese.

"Dalla fine della Coppa d'Africa i cittadini stranieri in Guinea Equatoriale non hanno un attimo di pace: niente denaro, niente soldi, violenze settarie e detenzioni arbitrarie"

si legge sulla pagina Facebook di Diario Rombe, testata di informazione sulla Guinea Equatoriale con sede in Spagna, molto critica verso il regime di Malabo. Secondo Diario Rombe a fare le spese di questa nuova ondata repressiva non sono solo i cittadini stranieri africani, ma tutti indiscriminatamente.

Andoni Goikoetxea, ex-calciatore basco (famoso per aver spezzato la caviglia di Maradona quando questi giocava nel Barcellona) ed allenatore della nazionale di calcio equatoguineana, è stato fermato e messo agli arresti in aeroporto a Malabo un paio di giorni fa, quando secondo le autorità avrebbe tentato di trasportare denaro fuori dal Paese: sembra in realtà che quei soldi fossero il compenso dovuto all'allenatore.

Il tracollo repressivo in Guinea Equatoriale ha molte motivazioni: su tutte il calo drastico del prezzo del petrolio, ai minimi da 5 anni e mezzo, che ha ridotto drasticamente gli incassi del regime in termini di royalties e vendita di barili di greggio. La Guinea poggia infatti sul più ricco giacimento di petrolio e gas naturale dell'Africa subsahariana e dagli anni '90 vive un potenziale boom economico che potrebbe farne il paese più ricco del continente: con un reddito pro-capite norvegese però il 90% della popolazione vive, nell'economia reale, con meno di 1 dollaro al giorno.

L'economia nguemista infatti è accentrata nelle mani del clan Obiang, che dalla fine degli anni '70 governa con il pugno di ferro la piccola ex-colonia spagnola: in termine tecnico quella della Guinea Equatoriale viene definita "cleptocrazia", con le principali aziende dello Stato, e i relativi appalti, nelle mani della famiglia del Presidente e dei suoi fedelissimi. A ottobre dell'anno scorso però Francisca "Paquita" Obiang Jimenez, figlia del Presidente e direttrice di GE Proyectos -ente statale che coordina i progetti imprenditoriali e di sviluppo nel Paese, una sorta di Camera di Commercio- ha decretato l'insolvenza del governo di Malabo, rimasto senza più fondi, verso le imprese straniere.

L'endemica corruzione e le spese pazze dei pochi al potere, su tutti Teodorin Obiang Nguema Mangue, figlio del Presidente e a sua volta secondo vicepresidente, stanno causando un crack senza precedenti nell'economia del Paese: il recente patteggiamento per riciclaggio negli Stati Uniti da parte del vicepresidente (30 milioni di dollari, un 10% delle movimentazioni contestate dalle autorità americane) e le trattative per un patteggiamento con la magistratura francese per le medesime incriminazioni sono solo la punta dell'iceberg della corruzione nguemista.

Tra i vezzi del regime di Malabo c'è persino una scuola di samba di Rio de Janeiro, la più prestigiosa e famosa di tutte, che quest'anno ha vinto la sfilata del carnevale (3 milioni di euro di patrocinio, arrivati in valigia via aereo da Malabo).

Per questo motivo il regime di Malabo ha avviato trattative con il governo di Pechino per l'accesso ad un credito bancario, necessario (ufficialmente) per completare le opere faraoniche nel Paese: i cinesi, prima dell'accordo, hanno posto come condizione necessaria il monopolio sulle opere da realizzare. Secondo Radio Macuto, emittente legata all'opposizione al regime, i soldi servirebbero in realtà per finanziare le prossime elezioni nel paese, che come Blogo aveva anticipato si terranno nell'anno 2015 e vedranno la definitiva ascesa del rampollo Teodorin.

Il problema ora, per il regime, sono le decine di migliaia di imprenditori e lavoratori stranieri che potrebbero intentare cause commerciali milionarie e rovinare definitivamente il Paese: per questo motivo da settimane la stretta della repressione si fa fortissima. Secondo fonti di Blogo, un cittadino maliano che lavora come operaio in Guinea Equatoriale, la vita degli stranieri sarebbe oramai divenuta impossibile nel paese: blitz armati della polizia nei quartieri a maggioranza straniera nelle città di Malabo, Mongomo e Bata, uccisioni e torture in mezzo alla strada (noi di Blogo abbiamo potuto vedere alcuni video che mostrano torture ad un cittadino camerounense, legato e picchiato per strada), arresti arbitrari ed espulsioni.

Un altro cittadino del Cameroun sarebbe stato denudato, picchiato e ucciso a suon botte ufficialmente perchè trovato "senza documenti".

In particolare, sembra proprio che la comunità camerounense nella zona di Ebibeyin (al confine tra Guinea Equatoriale, Cameroun e Gabon) sia stata vittima di una repressione fortissima, quasi una pulizia etnica. Radio Macuto ha riportato alcune testimonianze:

"Continue retate a Ebibeyin, in Guinea Equatoriale: la gente vive in condizioni inumane nelle galere della polizia e della gendarmeria. Gli africani dell'ovest vengono detenuti nella prigione di Evinayong mentre i cittadini camerunensi a Campo. Alcuni di loro sono già stati espulsi. [...]"

Molte Ong internazionali, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, sono state allertate ma non hanno una rappresentanza fissa nel paese e verificare tutte le informazioni è in questo momento impossibile. Altre testimonianze raccontano che persino chi si oppone alle violenze della gendarmeria e dei militari viene castigato: è il caso di un commissario di polizia nella periferia della capitale Malabo, che sarebbe stato aggredito qualche giorno fa da un soldato redarguito per il suo comportamento violento.

Il tentativo del regime di Malabo è quello di mettere a tacere ogni voce di dissenso interno al paese per avviare la marcia trionfale di Teodorin alla poltrona di Presidente ma anche e sopratutto per mettere a tacere le voci che riguardano le corruttele della madre, e first lady, Constancia Mangue, presidente della principale azienda del paese, la ABC. Questo nonostante il farsesco "dialogo nazionale" intentato dal regime in novembre e fallito miseramente quando i delegati dell'opposizione si sono resi conto che la loro parola non sarebbe stata ascoltata.

La situazione è delicata anche per i cittadini stranieri che restano nel paese: è il caso dell'imprenditore italiano Roberto Berardi, dimenticato dal suo paese in una fetida cella del carcere di Bata. Berardi è uscito dall'isolamento appena poche settimane fa, salvo rientrare nel regime di carcere duro (illegale per durata e modalità, secondo i parametri internazionali) nei giorni scorsi. La sua pena dovrebbe estinguersi a fine maggio, ma i dubbi e le preoccupazioni della famiglia sul suo destino e sulla sua incolumità stanno rendendo infernali le ultime settimane di detenzione dell'imprenditore pontino.

Foto | Human Rights Watch

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO