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Caso De Magistris: Giorgio Napolitano chiede gli atti: “Una vicenda senza precedenti. Gravi implicazioni istituzionali”. Sette avvisi di garanzia a magistrati salernitani emessi dalla procura generale di Catanzaro. Guerra tra magistrati. Ipotizzato un complotto per esautorare il Pm poi trasferito dal Csm. Mancino: “Se screditato posso lasciare”. Di Pietro: “No al tono e al modo di Napolitano”. In ballo Clemente Mastella, Lorenzo Cesa e il senatore del Pdl Pittelli.

Il nostro commento
E’ una matassa intricata. Una guerra senza quartiere tra procure, scaturita dal “caso de Magistris”. La procura di Salerno fa perquisire la sede di Catanzaro. A macchia d’olio vengono coinvolti il Csm, il ministro di Giustizia Alfano e persino il capo dello Stato Napolitano. L’accusa dei pm salernitani, se fosse provata, è di estrema gravitò: si parla di “accordo corruttivo” tra alcuni indagati nelle inchieste “Why not” e “Poseidone” e alcuni magistrati che hanno ereditato quelle indagini dopo il trasferimento di De Magistris deciso dal Csm. Si parla di reati gravissimi, dall’abuso d’ufficio alla corruzione in atti giudiziari. La procura di Salerno ipotizza un “disegno illecito per favorire le persone sottoposte a indagini”. Tra gli indagati di “Why not” e “Poseidone” immischiati in questi torbidi accordi, ci sarebbero l’ex ministro di Giustizia Clemente Mastella, il responsabile della Compagnia delle Opere Antonio Saladino, il senatore del Pdl Giancarlo pittelli. I magistrati di Catanzaro avrebbero favorito, “mediante reiterati atti contrari ai doveri d’ufficio, e in cambio di utilità promesse e/o ricevute dai predetti indagati, l’esautorazione delle inchieste” di De Magistris.
Sarebbero avvenute anche “disintegrazione degli originari disegni investigativi coltivati, progressivo dissolvimento di tracce investigative, anticipata definizione, in senso favorevole agli indagati, di vicende delittuose necessitanti di approfondimenti investigativi ulteriori”. Così sarebbero state archiviate le posizioni di Mastella, del segretario Udc Lorenzo Cesa, del senatore del Pdl Pittelli. Un labirinto. O meglio, una bomba. Ad orologeria?

Giorgio Napolitano: In una lettera inviata al procuratore generale della corte di appello il capo dello Stato chiede “la trasmissione di ogni notizia o atto utile a meglio conoscere una vicenda senza precedenti. Tali atti di indagine, anche per le forme e modalità di esecuzione, suscitano inquietanti interrogativi”.

Nicola Mancino: “Non so nulla di un mio presunto coinvolgimento. Se screditato, posso lasciare immediatamente”.
Angelino Alfano: “Vanno verificate le condotte rilevanti sotto il profilo disciplinare”.

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