Obama: "L'Isis nasce con l'invasione in Iraq"

Il Presidente degli Stati Uniti si è lasciato intervistare dal sito Vice News. Molti sono stati i temi toccati, ma in particolare vogliamo soffermarci su un passaggio. A proposito del Daesh (meglio conosciuto come Isis o Stato Islamico), l'inquilino della Casa Bianca ha ammesso che è stata l'invasione dell'Iraq del 2003 che ne ha favorito la nascita e lo sviluppo.

Ecco cosa ha detto nello specifico Obama a Shane Smith, il fondatore di Vice:

"L'Isis è un'emanazione diretta di Al Qaeda in Iraq, generata dalla nostra invasione. Si tratta di un esempio di conseguenza indesiderata, per questo dovremmo prendere bene la mira prima di sparare"

Cosa voglia dire "prendere bene la mira prima di sparare", il Presidente lo spiega subito dopo: "non possiamo continuare a pensare la sicurezza come ad un qualcosa di completamente separato dalla diplomazia, lo sviluppo, l'istruzione".

Insomma, Obama dà indirettamente la responsabilità dell'avanzata delle milizie jihadiste alla passata amministrazione repubblicana e riconferma la sua dottrina in politica estera, ovvero un mix di interventi militari mirati e preceduti sempre dall'opzione diplomatica. Ma è convincente la sua ricostruzione?

In parte il Presidente ha ragione, nessuno potrebbe dargli torto sulle nefaste conseguenze del secondo conflitto iraqueno. Allo stesso tempo, però, non possiamo non sottolineare come la sua breve genesi sulla nascita del "Califfato" sia volutamente lacunosa. La "palude siriana" è stata il frutto di errori accumulati soprattutto negli ultimi anni, tanto più che proprio Obama alla fine ha dovuto fare marcia indietro e aprire inopinatamente al regime di Bashar al-Assad , colui che fino a non molto tempo fa era considerato il nemico numero uno.

Come è ormai noto, anche Arabia Saudita e Qatar avevano tutta l'intenzione di rimuovere il Presidente sciita siriano, per ragioni di carattere strategico ed economico. Ciò ha pesato sulla scissione voluta da Abu Bakr al-Baghdad con al Qaida, che si è avvalso direttamente e indirettamente dell'aiuto dalle monarchie del Golfo. E gli Usa, a loto volta, hanno lasciato fare, credendo che i miliziani islamisti sarebbero stati una valida carta da giocare nello scenario mediorientale.

Tuttavia, le cose sono andate in tutt'altro modo: l'Isis è diventato il più grande pericolo per l'occidente. Ciò non solo perché presidia stabilmente dei territori abbastanza ampi, ma anche perché gruppi come Ansar al Sharia (in Libia) e Boko Haram (in Nigeria) hanno progressivamente sposato l'ideologia dello Stato Islamico.

Ad Obama non resta molto tempo, il suo mandato scade l'anno prossimo; e al di là degli slogan dovrà cercare di lasciare qualche traccia positiva in politica estera. La prossima sfida è il negoziato sul nucleare con l'Iran, ma l'obiettivo principale rimane quello di stabilizzare la situazione in Iraq e Siria e di portare a segno una decisiva controffensiva contro l'Isis.

President Obama Holds News Conference At The White House

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