La Grecia vota la legge sulla crisi umanitaria, nuova lite tra Tsipras e Troika

Il premier greco vara la nuova legge e sfida la Ue: "Non prendiamo ordini".

La lunga saga delle tensioni tra la Grecia di Alexis Tsipras e la Troika si arricchisce di un nuovo capitolo. Oggi, il pretesto sta nel varo del Parlamento della legge contro la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha colpito il paese ellenico. Una legge che fa diventare realtà alcune tra le principali promesse di Syriza in campagna elettorale: elettricità gratis e buoni pasto per 300mila famiglie povere sono le misure più importanti, che saranno finanziate grazie ai proventi che otterrà dalle privatizzazioni.

La Troika, però, non ha gradito la mossa di Tsipras: "Non siamo contrari a misure umanitarie per sostenere i greci, ma Atene non deve prendere misure unilaterali senza consultarsi con Ue, Bce ed Fmi, perché abbiamo bisogno di vedere l'impatto sul bilancio", ha detto il commissario Pierre Moscovici. La Commissione Ue aveva infatti fatto arrivare un vero e proprio stop alla legge, minacciando il blocco del credito di cui Atene ha bisogno per rimanere un paese solvente. E tornando anche a parlare di una possibile uscita della Grecia dall'euro: "Vogliamo che la Grecia resti nella zona euro, un'uscita provocherebbe danni più che seri soprattutto dal punto di vista politico. Ma servono condizioni accettabili per tutti e gli impegni presi con l'Eurogruppo vanno rispettati".

A queste più o meno velate minacce, Tsipras ha risposto duramente: "Non prendiamo ordini da tecnici e non ci facciamo spaventare da minacce vuote. Il comportamento di alcuni, non tutti, dei nostri partner e soprattutto di alcuni dei tecnocrati e team di tecnocrati conferma soltanto gli argomenti della parte greca". Il punto, sembra di capire, non è tanto la legge umanitaria in sé, ma il fatto che Tsipras abbia deciso di varare questa senza consultarsi con la Troika e senza dare la priorità alle riforme concordate durante i tesissimi giorni del confronto in sede di Eurogruppo.

Il problema, però, è sempre lo stesso: il coltello dalla parte del manico ce l'ha l'Europa. Senza lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi prevista dal programma di assistenza, il governo rischia seriamente di non avere i soldi necessari per pagare stipendi e pensioni. Atene, inoltre, avrebbe già dato fondo alle riserve dei fondi pensione e sui soldi custoditi nel fondo salva banche, a cui avrebbe potuto ricorrere solo dopo aver ottenuto il via libera della Bce. Insomma, Tsipras prosegue per la sua strada convinto che l'Europa stia bluffando, ma il rischio di questo gioco è molto elevato.

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