Sondaggi politici 2015: quanto vale Coalizione Sociale, il partito di Landini?

Con il Pd di Renzi, si apre necessariamente uno spazio a sinistra. Ma il leader della Fiom è in grado di occuparlo? Gli errori da non commettere.

Una cosa è sicura: uno spazio a sinistra c'è. Con il Partito Democratico di Matteo Renzi che spinge sempre più su posizioni di centro e liberiste (e il jobs act ha sancito definitivamente questa trasformazione), è inevitabile che una parte importante della popolazione italiana sia in ricerca di un soggetto maggiormente a sinistra al quale fare riferimento. Ed evidentemente Sel non basta a coprire questo spazio, visto che con l'ascesa del Pd il partito guidato da Nichi Vendola non ha guadagnato poi granché.

La causa non è da ricercarsi nella posizione politica di Sel, non poi così estrema e anzi perfettamente in sintonia con Cgil e sinistra Pd. Più probabile che la ragione per cui Sinistra Ecologia e Libertà non riesce a crescere - in un momento che teoricamente dovrebbe esserle molto propizio - sia la poca credibilità che un partito di questo tipo ha nei confronti degli elettori. Al di là di Vendola, non c'è una classe dirigente forte e riconoscibile a livello nazionale; in più, ormai, l'immagine di "partitino del 2%" è entrata nel suo dna.

La prima cosa da capire, quindi, è quale sia lo spazio elettorale per la Coalizione Sociale di Landini, che si prefigura di diventare (in un domani comunque prossimo) il nuovo soggetto della sinistra. Per valutare questo aspetto, ci vengono incontro due sondaggi abbastanza recenti. Il primo risale a un indagine statistica di Ilvo Diamanti per Repubblica. In cui si scriveva:

Possiamo tentare, con qualche approssimazione, di stimare il peso elettorale della sinistra Pd (base: Oss. Elettorale Demos, ottobre 2014) concentrandoci su coloro che esprimono molta-moltissima fiducia nella Cgil. Fra gli elettori del Pd sono circa il 25%. Cioè, se facciamo riferimento alle elezioni europee di maggio, intorno al 10% del voto. Appare, quindi, azzardato trattare questa componente come fosse esterna ed estranea. E se è vero che gli iscritti al sindacato sono, per la maggior parte, pensionati e lavoratori anziani, è altrettanto vero che proprio questi settori, alle ultime elezioni (politiche ed europee), hanno costituito lo zoccolo duro del voto al Pd.

Il 10% quindi. Non poco, visto che quello che la sinistra italiana sta attraversando è uno dei periodi più bui della sua storia recente, ma nemmeno una cifra in grado di impensierire davvero il Partito Democratico e cambiare gli equilibri. Ci sono poi altri sondaggisti che da più parti hanno provato a capire quanto possa pesare questa Coalizione Sociale, stimandola sempre tra il 5 e l'8%. Insomma, siamo su numeri abbastanza piccoli.

La vera incognita, però, è capire se questi numeri sono una base di partenza dalla quale muoversi o sono il massimo a cui si può aspirare. Gli ultimi esperimenti della sinistra italiana hanno mostrato come sondaggi promettenti si siano poi trasformati in risultati elettorali da incubo. Per una ragione abbastanza comprensibile: la strategia politica era talmente sbagliata che gli elettori potenziali se ne andavano. E uno degli errori principali è stato quello di costruire un'armata brancaleone di sigle della sinistra aggiungendo una spruzzata di società civile tanto per gradire. Ecco, se Landini vuole una chance di costruire un vero partito della sinistra, è meglio davvero che percorra altre strade.

Che consolidi la sua leadership, prima di tutto. Che non si ponga come portavoce di una "galassia" che un secondo dopo il varo inizierà a litigare, a reclamare più spazio, a fare il proprio gioco e non quello di squadra. Se Landini ha davvero fiducia nella sua capacità di leadership, allora deve imporre la sua figura e il "suo" partito. Un po' come ha fatto Renzi nel Partito Democratico. Si tratta di parole a cui la sinistra continua a essere allergica, ed è probabilmente anche per questo che negli ultimi vent'anni ha preso quasi solo bastonate.

Landini imponga la sua leadership, costruisca un movimento vero, che non sia un'accozzaglia di sigle già esistenti. Faccia nascere qualcosa di completamente nuovo, con una classe dirigente selezionata da lui e fatta da gente capace, non da notabili di micropartiti e microassociazioni. Si prenda tutto il tempo necessario per imporre i suoi temi nell'agenda pubblica (e in questo senso è giusto e inevitabile l'accento sui giovani precari, grandi dimenticati dai sindacati) e per avere un programma concreto, chiaro, semplice e convincente per tutti. Senza la costante gara al compromesso con gli altri soggetti che poi produce documenti da 300 pagine in cui c'è scritto tutto e quindi niente. Se poi questo soggetto riuscirà a imporsi, saranno semmai gli altri a voler sciogliersi in esso. E magari la sinistra farà il miracolo di avere di nuovo un partito unico e forte. Sempre che Landini sia la persona giusta per riuscire nell'impresa.

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