Guantanamo, Barack Obama: "Avrei dovuto chiuderlo il primo giorno"

Obama ammette di essersi fatto influenzare dal "consenso" e dalla "retorica" su Guantanamo

Se potesse tornare indietro il Presidente Barack Obama chiuderebbe il carcere di Guantanamo "il primo giorno": lo ha dichiarato ieri lo stesso Obama, rispondendo ad una domanda di un giornalista mentre era in visita al municipio di Cleveland, Ohio.

"Avrei chiuso Guantanamo il primo giorno. Non l'ho fatto perchè all'epoca avevamo un accordo bipartisan che avrebbe portato alla chiusura del carcere [...] il mio parere era che avremmo potuto farlo solo con il consenso, la gente era impressionata dalla retorica [...] la soluzione che incontrava meno resistenza era quella di lasciarlo aperto".

La chiusura di Guantanamo fu un punto centrale nella campagna elettorale che portò Obama alla Casa Bianca nel 2008, nonchè uno dei punti chiave attorno ai quali ruotò il conferimento del premio Nobel per la Pace allo stesso Obama.

Nei suoi primi giorni da Presidente in effetti Obama firmò un ordine esecutivo per chiudere la prigione cubana entro il primo anno; nel 2009 emise una nota nella quale chiedeva ad un carcere dell'Illinois di prepararsi per il possibile imminente arrivo di detenuti da Guantanamo Bay.

Ma l'opposizione del Congresso e una ferocissima campagna stampa interna portò, nel 2010, ad una legge che limitava tali trasferimenti di detenuti da Guantanamo: Obama firmò perchè quella norma era contenuta in un ampio pacchetto di norme riguardanti le spese per la difesa, un argomento sul quale negli Stati Uniti è decisamente proibito indulgere.

E così la chiusura di Guantanamo naufragò, incastrata nel braccio di ferro tra democratici e repubblicani, un braccio di ferro dopato in favore della destra grazie alle campagne stampa terroristiche che hanno destabilizzato l'opinione pubblica americana: Eric Holder, procuratore capo americano, ha detto questa settimana che esiste ancora la remota speranza, una "possibilità realistica", che Guantanamo venga chiusa.

Per tutta risposta l'ex vicepresidente Dick Cheney ha spiegato che a Guantanamo restano detenute centinaia di persone pericolose:

"Hanno bisogno di un posto dove stare, non possiamo portarli su suolo americano e dare loro diritti e prerogative come fossero cittadini americani implicati in un procedimento legale. [...] Molti di loro, dopo essere stati liberati, sono tornati a combattere."

E così, la storia si ripete. Anche in America.

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